Home città 5 Bike To Work da prendere a modello, da Bruxelles a Cesena

5 Bike To Work da prendere a modello, da Bruxelles a Cesena

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Come spingere sempre più persone a utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano? Per esempio con degli incentivi monetari. Alcuni Paesi d’Europa hanno sperimentato già da tempo i vantaggi del rimborso chilometrico per quei cittadini che scelgono di spostarsi da casa verso l’ufficio in sella alla propria due ruote. A Mobility Week appena conclusa, coronata dalla quinta Giornata nazionale per il bike to work promossa da Fiab, e a ridosso del lancio della Bike Challenge 2018, ecco una selezione tra i più significativi provvedimenti che sono stati varati all’estero, con qualche accenno a iniziative di comuni virtuosi in Italia.

IN BELGIO – Antesignano in Europa: il Belgio è il Paese europeo che tra i primissimi ha promosso incentivi per i commuter. Lo Stato garantisce un rimborso di 23 centesimi di euro per ogni chilometro percorso in sella (per uno stanziamento annuo di circa 93 milioni di euro). Nel 2017 i lavoratori che sfruttavano questa possibilità erano circa 406mila, pari al 9 per cento della forza lavoro. Questa cifra è cresciuta del 30 per cento tra il 2011 e il 2015.

IN FRANCIA – I francesi hanno mutuato dai vicini di casa, i belgi, la strategia per incentivare il Bike To Work. In questo caso lo Stato paga 25 centesimi di euro al chilometro ma è stato inserito un tetto di 200 euro a persona (come spesa massima annua). Proprio in questa settimana però il governo Macron ha presentato un pacchetto di misure per accrescere il numero di ciclisti e diffondere maggiormente l’utilizzo quotidiano della bicicletta, soprattutto in città. Tra le misure pronte al varo, l’innalzamento del tetto massimo a 400 euro.

IN LUSSEMBURGO – Anche il Lussemburgo ha deciso di trasformarsi in Paese bike friendly. Lo Stato ha da poco introdotto una riforma fiscale che prevede incentivi sia per i privati che per le aziende: ai cittadini vengono erogati fino a 300 euro per l’acquisto di una bicicletta, anche di una e-bike. Le aziende invece possono comprare mezzi per i dipendenti (che però la possono usare anche per il tempo libero e non solo per gli spostamenti da e per l’ufficio), esentasse. Il piccolo staterello del Centro Europa conferma così la sua fama di mini paradiso fiscale, anche in materia di due ruote.

IN GERMANIA – In qualche modo anche le misure introdotte recentemente in Germania, uno dei paesi ciclisticamente più avanzati di tutto il Vecchio Continente, rispondono all’esigenza di incentivare maggiormente l’utilizzo delle due ruote. Non solo come mezzo di spostamento per il tragitto casa-lavoro ma come vero e proprio mezzo di lavoro. Lo Stato ha deciso di incentivare l’acquisto delle cargo bike: 2.500 euro per entrare in possesso di un nuovo mezzo, anche a pedalata assistita, con capacità di carico superiore ai 150 chili e volume di carico di almeno un metro cubo.

IN ITALIA – A che punto siamo dalle nostre parti? Non ci sono misure statali. Esistono casi virtuosi di singoli Comuni che hanno deciso di muoversi in autonomia e incentivare l’uso quotidiano della bicicletta. Massarosa, in provincia di Lucca, fa scuola: è stato il primo Comune a varare gli incentivi per i cittadini (25 centesimi a chilometro per un massimo di 50 euro al mese) e ora è stato seguito da altri, tra cui Alghero e Bari. Le amministrazioni comunali di Cesena e Cesenatico hanno da poco lanciato il progetto Cambiamo marcia, anch’esso di stampo belga, che ha coinvolto nel 2018 oltre 150 ciclisti.