Dieci giorni, nove tappe e un riposo, 1117 chilometri e più di 13 mila metri di dislivello, 90 corridori di 15 squadre, nazionali di professionisti africani e formazioni di dilettanti europei. E’ il Giro del Ruanda, dal 17 al 25 novembre, partenza e arrivo a Kigali, la capitale. Ed è anche la corsa più nera, più alta (Kigali sta su un altopiano a 1400 metri di altitudine), più seguita d’Africa, il più importante evento sportivo del Paese che nel 1994, in tre mesi, fu sconvolto dal genocidio di oltre 800 mila persone fra le etnie hutu e tutsi e che adesso, anche attraverso il ciclismo, cerca di riconquistare la pace e la speranza.
Fino al 2009, il Giro del Ruanda era considerato uno dei più primitivi e avventurosi. Raccontavano che delle tappe si sapesse il luogo del via, quasi mai quello del traguardo: ed era già molto. La rivoluzione è opera di un bianco, anzi, di due: il costruttore americano Gary Fisher che ha incaricato un ex corridore americano, Jock Boyer, di evangelizzare - ciclisticamente, s’intende - il Ruanda. Boyer ha ideato un progetto epocale: da zero a tutto. Prima ha convertito ragazzotti alle due ruote, poi ha fondato un centro di ciclismo (il primo a casa sua, poi in una casa dedicata), quindi è ricorso a tutte le sue conoscenze (ex professionista, il primo statunitense a partecipare al Tour de France, ha corso anche per una squadra italiana) per ricevere materiale tecnico e agonistico anche usato, infine ha promosso e rilanciato una corsa a tappe. L’ultima edizione è stata trionfale non solo per il Marocco, che ha conquistato la classifica individuale (con Adil Jelloul) e a squadre, ma per il successo popolare e i reportage su riviste e siti internazionali.
L’appuntamento più sentito è, però, quello che si celebra il giorno dopo la conclusione del Giro. Si chiama Wooden Bike Classic, più che una corsa è una festa, e propone pedalate, esibizioni e gare con le bici di legno locali, quelle inventate per trasportare i sacchi di caffè dalle piantagioni alle industrie. Ispirandosi a quei modelli originari, Fisher ne ha progettati di nuovi, più veloci e robusti, che sono finalmente riusciti a rendere commerciale il caffè ruandese. E finora è stata questa la più grande vittoria del ciclismo ruandese.
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