Caro Direttore, ho 81 anni, ho ripreso ad andare in bici nel 1973, ai tempi della prima crisi del petrolio, e non ho più smesso.Uso la bici soltanto come mezzo di trasporto: ho uno standard olandese (oltre 1000 chilometri all'anno). Non faccio sport, salvo le frequenti biciclettate nel Parco di Monza, che ho dietro casa. Sono provocatoriamente contrario alle piste ciclabili, che vengono per lo più realizzate nell'interesse di chi le fa, a costi spropositati, e non degli utenti. Sono per lo più moncherini che dopo qualche centinaio di metri spariscono nella bolgia delle auto.
Non voglio le piste, ma la città ciclabile!
A questo scopo pratico da tempo una forma di disobbedienza civile: vado con la bici sui marciapiedi, il che mi consente di arrivare in sicurezza in molti luoghi, soprattutto in centro città.
Propongo una legge fatta di un solo articolo: è consentito ai ciclisti di viaggiare sui marciapiedi, dando la precedenza ai pedoni.
Non vedo controindicazioni a questa norma, considerando che non esiste una evidenza statistica di morti e feriti tra pedoni e ciclisti. Mentre i ciclisti uccisi sulle strade sono innumerevoli.
Inoltre, la sola proposta di una norma del genere stimolerebbe forse a fare ciò che è realtà in tutta Europa: marciapiedi ampi abbastanza da comprendere una pista ciclabile e un percorso pedonale adeguato al passaggio di una carrozzina. Il tutto, ovviamente, con la corrispondente riduzione degli spazi riservati alle automobili.
Cordiali saluti
Giacomo Correale Santacroce
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