Mi fido di mia nonna.
E’ una donna dall’allegria rumorosa, spirito giovanile ma reazionaria e ben ancorata alle tradizioni.
Per rendere l’idea di quanto lo sia vi basti sapere che per il suo ottantesimo compleanno si è fatta regalare il battesimo del volo in mongolfiera ma alla mia raccomandazione di vestirsi comoda e casual ha risposto impettita: “Nipote, per tua informazione, io non ho mai posseduto un paio di pantaloni!”
Fino a non molto tempo fa ancora sgommava ai semafori sulla sua Fiat 124, per far “arrossire di vergogna” i guidatori più giovani a bordo di auto più moderne; dopo qualche anno, quando la vetusta berlina non ce l’ha più fatta, ha comprato la Tipo di un “anziano” settantenne che non si sentiva più sicuro alla guida…
Adesso ha 90 anni, i primi acciacchi, le prime preoccupazioni; alla mia proposta di festeggiare dieci anni dopo, bissando il volo, mia madre mi ha fulminato con lo sguardo…
Mi fido di mia nonna, del suo giudizio; sovente non abbiamo comunione di idee e discutiamo fieramente ma sui progetti strambi ed originali ho sempre avuto il suo avvallo ed a volte ho potuto contare sulla sua complicità.
In occasione di una mia acerba prova di cortometraggio, arruolai lei come controfigura-stuntman del protagonista; lei accettò con grande entusiasmo e mi realizzò un paio di sgommate niente male.
Stavolta la mia cartina tornasole non ha funzionato.
Quando le ho detto che per festeggiare il mio quarantatreesimo compleanno sarei andato a Parigi in bici, in soli 8 giorni ed in solitaria, si è incazzata. Ed anche di brutto.
E mi ha rovesciato addosso di tutto, spalleggiata da mia madre: prima facendo leva sulla mia non più verde età per fare queste cose (da che pulpito…), evidenziando poi una riprovevole insensibilità nell’abbandonare mia moglie Antonella e mio figlio Giancarlo per così tanto tempo, ed infine sottolineando la pericolosità di un progetto in solitaria, suggerendomi l’accompagnamento di un badante più esperto.
Su di una cosa nonna Giovanna non ha poi tutti i torti: è vero, sono un neofita del ciclo, una matricola della pedalata.
La bici è stata una scoperta molto recente, questione di mesi: a settembre, infatti, mi sono trovato a lavorare a Padova in occasione dell’Expobici e l’Eden del cicloturismo mi si è rivelato grazie anche all’interessante catalogo di Ediciclo, dai resoconti balcanici di Rigatti&Rumiz alle fantastorie di quel testone ligneo di Andrea Satta.
Amo lo sport, mi serve come valvola di sfogo per lo stress lavorativo e mi reputo un buon praticante: mi alleno più giorni alla settimana, correndo d’inverno sul tapis roulant mentre guardo i film d’azione più stupidi (Mission Impossible – Arma Letale – Fast and Furious ecc, insomma quelli per i quali un unico neurone è fin troppo per seguire il dipanarsi della trama…) e pagaiando per ore sul lago di Avigliana, a bordo di una canoa polinesiana.
Mi diverto anche ad ideare, organizzare e realizzare progetti di viaggio particolari, roadtrip un po’ fuori dagli schemi. In uno di questi, ho praticamente costretto Antonella a mettersi con me: trascorrere insieme 24 ore su 24, per tre settimane, mentre attraversi gli USA da costa a costa pigiati in una vecchia 500, o ti fidanzi o ti azzanni…
Questa è la prima volta che unisco lo sport al viaggio, l’allenamento al turismo, la fatica all’avventura (my name is Bond….).
La vivace chiacchierata famigliare ha avuto almeno il vantaggio di farmi elaborare già le risposte per le FAQ che mi sono sentito rivolgere spesso in questo periodo.
Rispetto al parentame, a voi facilito il compito: non dobbiamo neanche litigare, prima…
PERCHE’ LA FRANCIA?
Perché ho una gran passione per la cura dei loro paesini, perché sono uno dei pochi italiani a non trovarli così spocchiosi, presuntuosi ed arroganti, perché ci ho vissuto, perché, porsc misuar, me la cavo bene con l’idioma (e loro lo apprezzano molto perché col cavolo che cercano di aiutarti se ti rivolgi a loro nella lingua degli odiati roastbeef d’oltremanica…), perché Parigi è una delle più belle città del mondo, e poi, lo confesso, perché ho sempre amato la SIMCA 1000
PERCHE’ IN 8 GIORNI?
Perché sono quelli che mi posso permettere prima di far arrabbiare il mio socio di lavoro e perché credo di essere in grado di potermi sciroppare i circa 90 km al giorno matematici senza l’ausilio del 118.
PERCHE’ DA SOLO?
Perché condividere certe avventure con altre persone è impegnativo e l’affiatamento totale è molto difficile da raggiungere. Non si tratta di una sgambata domenicale ma, al contrario, di una pedalata fisicamente impegnativa; i ritmi e lo spirito con cui si affrontano certe situazioni sono inevitabilmente differenti da una persona all’altra e lo stress può essere una discriminante decisiva.
E’ UNA SFIDA?
Uhm, in un certo senso mi metto alla prova, poiché non avendo uno storico cicloturistico rassicurante, non sono assolutamente sicuro di farcela ma vi dirò cosa sicuramente NON E’; non è una corsa contro il tempo, la lascio ai fanatici dei record; non è una competizione tra bici e motoautotrenoaereo per chi arriva prima (sfida di villeuneuviana memoria, chi se lo ricorda?....nessuno?.....sono così vecchio?…), non vuole essere una performance estrema ed infine non è sicuramente la coda della crisi dei quarant’anni, perché forse ci sono ancora in mezzo…
Avete altre domande?
Per gli amanti dei dettagli schematizzati, vualà:
PARTENZA: Venerdì 11 maggio di buon ora partirò dal lago del Moncenisio, sopra la Valsusa, ed in 8 tappe (tenendomi una nona di riserva…) cercherò di arrivare al Sacre Coeur, quella splendida chiesa che domina la collina a nord di Parigi, la sera di venerdì 19 maggio (dove, come Lelouch, troverò quella santa donna di mia moglie ad attendermi....).
ITINERARIO: Ho ideato un percorso di massima, ma con l’aiuto degli indigeni a cui nei miei viaggi sono solito rivolgermi con una certa frequenza (come dice mio cugino, in una vita precedente ero una donna…), conto di modificarlo in corsa.
Quindi: Moncenisio – Modane – St. Jean de Maurienne – Aiguebelle – Chambery – Belley – Amberieu en Bugey – Bourg en Bresse – Tournus - Chalon sur Saone – Saulieu – Avallon – Auxerre – Sens – Fontainebleu – Melun – Disnayland Paris – Parigi (Montmartre), cercando, nel limite del possibile, di percorrere tutte le cyclopistes e le voies vertes esistenti e segnalate.
MEZZO MECCANICO: la bici è una splendida BASSANO della Wilier Triestina, un ibrido tra una citybike ed una bici da corsa, che per uno rimasto ai freni a bacchetta rappresenta il non plus ultra.
La sto attrezzando poco per volta e più avanti posterò le foto del mio allestimento.
Vi dico fin d’ora che sono disposto ad accettare qualsiasi critica e consiglio vogliate darmi, al fine di affrontare il viaggio nella maniera più “preparata” possibile.
Prego astenersi “saponi” e tuttologi: ho già la mia bella ansia da gestire senza l’aiuto dei soloni del rapporto 3x8…
Riassumendo, io ci provo e se non ce la farò perché scoppierò prima, nessun problema: si prende il primo TGV e via andare. L’importante è provarci senza l’assillo della performance a tutti i costi.
Ogni giorno conto di pubblicare un reportage del mio personalissimo Tour de France, una sorta di diario on the road per registrare sul sito di BC che gentilmente mi ospita i momenti più allegri, le crisi mistiche, gli exploits, le debacles, ma soprattutto il segreto del doping locale (beaujolais et camembert d’abord…).
In questo ultimo mese prima della partenza, a cadenza settimanale, aggiornerò la preparazione mia e della bici, facendo tesoro di tutti i vostri suggerimenti; sia per la Bassano che per il sottoscritto, un grande aiuto è arrivato dal mio guru du velo, Mauro Giacometti, anima del negozio “Cicli Gran Fondo” di Torino, la mecca per i fulminati sulla via della MTB estrema.
Fine psicologo, quando gli ho prospettato il mio progetto, ha spazzato via i miei dubbi residui: “Balle, certo che ce la fai! Cosa vuoi che sia arrivare a Parigi!!”.
Ho il sospetto che non abbia mai brillato in geografia…
Al momento mi trovo in un punto equidistante tra il ciclista corridore professionista e Fantozzi: l‘entusiasmo, la passione, il seguire scrupolosamente un programma di allenamento mi fanno sentire un Moser a Città del Messico (vecchio? Vedi sopra…), ma l’esperienza mi avvicina di più al ragionier Ugo.
L’importante è essere consci dei propri limiti e non strafare, quindi poche chiacchiere ed in sella!
Di mia nonna mi fido ancora. Una settimana dopo la sfuriata mi ha fatto capire esplicitamente che mi approva, e che diventerà il mio primo supporter, seguendomi tappa per tappa.
Perché, dice, sono uguale a mio padre. E lui avrebbe fatto lo stesso.
Grazie, “Fast Granny”. E per chi volesse raggiungermi, a distanza però: murand@hotmail.com
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