20 Febbraio 2012

Il giro del mondo della solidarietà /1

di: Matteo Tricarico

L’impresa sportiva, organizzata dalla Travel for Aid, sta portando Matteo Tricarico a percorrere in bicicletta in solitaria la distanza di 70.000 chilometri pedalando attraverso l’Asia, l’Europa e le due Americhe. La finalità umanitaria del viaggio consta nel sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’infanzia disabile, andando ad incontrare i bambini in istituti per diversabili nei paesi attraversati. BC sostiene il suo progetto aggiornando sullo stato della sua impresa attraverso il diario che Matteo ci invia.

744mo giorno, cronaca 099, Sihanouk Ville (N10°37.839' E103°31.162') Cambogia, 16 febbraio 2012 08:25 -

In realtà, oggi è il 14mo giorno da quando ho ripreso a pedalare dopo i quattro mesi di sosta in Italia (nemmeno la più lunga, in Nepal sostai per cinque mesi!), ma la sensazione è quella di non essermi mai veramente fermato e questa seconda fase di viaggio non è, appunto, che la continuazione della prima. Durante la pausa italiana sono stato occupato a raccontare la mia esperienza ad associazioni di volontariato e ciclistiche, scolaresche, amici e perfetti sconosciuti che grazie ai media locali sapevano tutto di me, tanto che mi ero abituato ad essere fermato per strada e sentirmi rivolgere la domanda “Ma sei tu quello che...?”. Con pessimi risultati, ho anche cercato sponsorizzazioni e, nonostante la crisi, sono stato fortunato ad incontrare Enzo Longo, dell'omonima ditta di biciclette (www.longobikes.it) di Ostuni, che mi ha costruito un velocipede a pedali su misura, personalizzato con il mio nome, sito della Travel For Aid e scritta “World Tour”. Ma credo che il più grande successo del mio passaggio in Italia sia stato aver reclutato la dott.ssa Marta Santoro, compagna di viaggio per le prime cinque settimane attraverso l'Indocina. Marta, mia compaesana classe 1980, ha studiato chiropratica ed ha lavorato in Inghilterra per dieci anni dove ha percorso centinaia di miglia in bicicletta.

Con la nuova bicicletta ben imballata e la mia temporanea compagna di viaggio,  il primo febbraio 2012, mi sono imbarcato sull'aereo della Sri Lanka Airlines da Roma a Bangkok con scalo a Colombo. L'arrivo nella capitale tailandese è stato uno di quei momenti in cui le parole non possono pienamente spiegare il piacere che si prova. Uscito dall'aeroporto, sono stato investito dai 32 gradi di temperatura e 90% d'umidità dell'aria tropicale; le prime gocce di sudore hanno cominciato a scendere inesorabili dalla fronte lungo le tempie; due colpi di tosse mi hanno ricordato lo smog umido della città; l'odore pungente dell'alito pesante di aglio e coriandolo della gente erano solo le prime avvisaglie della cucina asiatica; un acquazzone torrenziale durante il tragitto verso l'albergo mi ha rammentato della forza della natura da queste parti. Ero nuovamente nel mio habitat, a casa! Intanto Marta era come una bambina in un mondo alieno, sorpresa di tutte quelle cose che per me sono la normalità e che non noto nemmeno più ma che guardando attraverso i suoi occhi increduli mi parevano nuove. Quello stesso giorno siamo andati a recuperare la mia vecchia bicicletta, che da due anni giaceva abbandonata a casa del mio amico Enrico, per portarla a sistemare ed adattarla a Marta. I giorni tre e quattro di febbraio, in attesa di riprendere la bicicletta dal meccanico, siamo andati in giro per Bangkok mangiando da ogni bancarella spiedini di pollo satè, bevendo succo di cocco e canna da zucchero, visitando pagode e mercati. Ho anche rivisto Mauro e Rosi, i miei ex-datori di lavoro della ASCO Travel con cui siamo andati a cena in un pittoresco ristorante sulle rive del fiume Chao Phraya. 

Domenica cinque febbraio alle 10.30, dopo aver ritirato la bici dal negozio e chiesto al ragazzo di scattarci una foto, siamo partiti in direzione sud, verso il Golfo del Siam. Ho scelto l'itinerario lungo la costa per accontentare la richiesta di Marta di andare al mare e fare il primo bagno della sua vita a febbraio. In un paio di giorni abbiamo raggiunto l'infima Pattaya ed abbiamo poi proseguito sulla trafficatissima autostrada 3 sino a Chanta Buri. Siamo andati abbastanza lentamente rispetto a quello che avevo previsto, ma avevo sottovalutato l'effetto della calura sulla mia compagna di viaggio che si era ben difesa nei giri di allenamento (e test!) fatti sulle strade del Gargano e della Capitanata nei mesi precedenti. A questo vanno aggiunte le frequenti soste istruttive per osservare da vicino piantagioni di alberi della gomma e anacardi, piante di manioca e ananas, e per salutari bagni nelle calde acque del mar del Siam quando la povera Marta diventava di un color troppo paonazzo. Ciò detto, è innegabile che viste le condizioni climatiche ed il sole tropicale, Marta se la stia cavando egregiamente e che sta migliorando di giorno in giorno, anche grazie alla sua grande forza di volontà e determinazione. Il 10 febbraio abbiamo trascorso la notte a Trat, ultima cittadina tailandese prima del confine cambogiano, dove nella guesthouse abbiamo per la prima volta incontrato altri giovani viaggiatori occidentali con cui Marta ha conversato lungamente scambiandosi impressioni su questi primi giorni nel Sud-est asiatico. Da vecchio residente in queste contrade, raramente prendo parte a queste conversazioni se non per spiegare le ragioni storico-culturali dietro certi comportamenti dei locali che tanto sorprendono i viaggiatori bianchi.

Il 12 febbraio, a mezza mattinata, abbiamo attraversato il confine con la Cambogia, lasciandoci alle spalle i comfort dell'industrializzata-progredita-sviluppata Thailandia per fare un salto indietro nel tempo ed entrare in uno dei paesi più poveri e con una delle storie recenti più travagliate del pianeta. Il fondo stradale diventa quasi sterrato, i negozi forniti di tutto diventano capanne dove a stento si trova l'acqua, ma c'è sempre la coca-cola!, il traffico a motore si riduce quasi a sparire. Al tempo stesso i paesaggi diventano magnifici, con la giungla tropicale che la fa da padrona, libera e lussureggiante, e la natura non è più delimitata dalle attività umane come nel Regno del Siam. Avevo già informato Marta che i 150 chilometri dopo il confine sarebbero stati i più duri di tutti i 1.500 dell'itinerario comune, perché avremmo attraversato il massiccio montuoso del Cardamomo dove, alla difficoltà delle salite, si unisce la scarsità di posti di ristoro ed alloggio. Infatti, abbiamo trascorso le notti del 12 e del 13 febbraio in tenda rispettivamente nella pagoda del villaggio di Phumi Chrang e in una capanna a Sre Ambel. In tenda non si dorme veramente, è più un riposarsi che  permette di riprendere un po' le forze, quindi è stato un piacere immenso essere arrivati esausti a Kampong Saom (Sihanouk Ville) dove abbiamo soggiornato negli ultimi due giorni in una pensioncina a qualche decina di metri dalle bianche sabbie della spiaggia di Ochheuteal. Alla prossima.
 
PS: Se avete domande o curiosità lecite, sarò lieto di rispondervi. mt@matteot.com 

Sito Ufficiale del progetto con informazioni, foto e video www.travelforaid.com


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