8 Settembre 2011

Il misteriaccio di Borgo Vecchio

di: Elena Leone

Neanche quindici anni e la Nina era già a bottega. Armando Calligaris, l’oriundo, come lo apostrofavano in paese, se l’era presa per quell’aspetto da “donna fatta” che non guastava l’occhio. I tempi erano quelli che erano e la gente per bene aveva il suo da fare a comprare.
Il Calligaris se ne era venuto in paese con quella stramberia delle spezie, disorientando quelle sante donne delle comari, che in cucina se la masticavano la tradizione. Nessuno riusciva a spiegarsi da dove avesse cavato i denari per quella pazzia: il Calligaris non era mai stato una bestia da fatica, aveva sempre tirato a campare.
Se ne era partito dal suo paesello ed era finito in India con quella spocchia da «spina infilzata nel cuore». A lui di nobile era rimasto giusto il cognome, e poco c’era mancato che gli confiscassero anche quello insieme ai beni di famiglia. Ma l’oriundo, contro ogni previsione, se ne era pure tornato, aveva scelto un altro paesello e aveva aperto il suo negozio.
La Nilla non faceva che raccontarla la storia del Calligaris: lui, con due operai, aveva rivoltato il vecchio emporio del Nanni Salerno, che l’aveva dovuto vendere per due soldi per maritare quell’unica figlia con le radici ancora in casa. Una settimana a batter di martello e a menar di calce e mattoni e l’aveva trasformato, quel buco. La Nilla, che di giornaletti di moda se ne intendeva, sicura del risultato, aveva gonfiato le comari come tacchini con tutte le sue chiacchiere! E alla fine, al posto della bottega di moda, se ne erano viste aprire una di spezie! Troppo, per donne dal cuore semplice come la Carletta e le altre.
Come ci fosse finita in bottega la Nina nessuno lo sapeva. Una ragazzetta chiusa, che pareva manco le avesse le parole… Cosa ne poteva sapere di spezie quella figliola che piangeva miseria insieme a tutta la sua famiglia di disperati. Se solo sua madre avesse smesso di figliare come una coniglia, lei non avrebbe dovuto finir a bottega così giovane. Non le restava che la pietà delle comari a seguirla passo passo come una mano santa.
La Nina, cheta, se ne stava lì, sulla soglia, con quelle forme da donna fatta e il sorriso timido da bambinetta. Cosa facesse in bottega era un mistero di quelli che tenevano banco da quando il Calligaris l’aveva presa a servizio. Un giorno era sulla via della scuola, con la sua bicicletta arrugginita, e quello dopo era a bottega a fare “la statuina” e aveva sostituito le ruote con quelle gambe lunghe e affusolate come rami d’albero. Ne masticavano d’invidia quelle che se la ritrovavano davanti!
«Quella ragazzetta, se non presterà attenzione, finirà con il fare più strada con quelle gambette che con le ruote della sua bicicletta!»
Le comari, dal canto loro, non facevano che ripeterlo. La vita in un paese è cosa piccina, si tira a campare come si può, ognuno ad ingegnarsi a tirare i suoi remi in barca perché le giornate sono lunghe e il pane ha da arrivare sulla tavola.
La Nina era sempre stata una dai piedi buoni e di sterrati se ne era fatti, e quella sua bicicletta appesa al chiodo da quando stava in bottega era uno spreco. Un giorno qualcuno, passando dalle parti del negozio di spezie del Calligaris, aveva visto la bicicletta buttata contro il muro del retrobottega. Che Nina si fosse finalmente stancata di assottigliarsele quelle sue gambe a forza di camminare era solo una questione di tempo!
Incuriosite, anche le comari avevano preso a vagolare in quel del viottolo del retrobottega, e tutti quegli odori di spezie avevano avuto il loro bel da fare a sorbirseli. La bicicletta era là, appoggiata al muro. Ma non era quella della Nina!
Il mistero della bicicletta aveva preso a gonfiarsi come la pasta del pane messa a lievitare nel canestro degli stracci e non accennava a smontare. L’argomento non era certo di poco conto!
Che potesse essere del Calligaris, zoppo per una sparatina ricevuta in gioventù, neanche da pensare. Che non fosse della Nina era certo. E il misteriaccio se ne restava lì a beffarsi delle comari!
«E se fosse di un oriundo?! »
Il fiuto delle comari aveva circoscritto la ricerca nel paese. E quelle erano donne a cui difficilmente la si faceva! La Nina era bella, vezzosa quanto bastava a ricordare che il vezzo è figlio del Diavolo!
Non era una testa fina, ma pareva proprio che la Nina l’avesse fatta in barba a tutto il paese!
Se ne stava come una statuina sulla porta, serviva i pochi che si azzardavano a comprare giusto qualche spezie e scompariva nell’ombra dell’imbrunire. La bicicletta andava e veniva regolarmente da un mese senza che neanche un paesano avesse visto chi la calcasse. A chiusura il muro del retrobottega era sgombro e la Nina era per la via del ritorno.
Se il Calligaris l’avesse saputo certo avrebbe fatto la voce da padrone! Ma lui non era fatto per la bottega: girovagava come un ragazzino per il paese e spesso si assentava per giorni.
«Qualcuno dovrebbe informarlo!...»
«Fargliela fare sotto il naso non è cosa giusta!.. »
«Eeh, la giustizia dei poveretti è ben poca cosa e quella del Cielo solo Dio la sa!..»
I paesi sono pieni di vento e il vento porta le notizie degli usci socchiusi: nessuna porta di casale è mai davvero chiusa. E da quella della Nina qualcosa se ne era uscito, qualche sussurro: la Carletta aveva sentito la voce di suo padre farsi grossa.
La Nina continuava a starsene in bottega, aveva preso a sedersi sul gradino: che aspettasse qualcuno era cosa ormai risaputa. Un contadino, un giorno, all’osteria, aveva raccontato di una ragazzetta che cercava di insegnare la bicicletta «ad un uomo fatto»!
La voce di bocca in bocca era arrivata all’uscio delle comari, ma loro l’avevano liquidata come una storiella da bevuta: fiasco e boccale non erano mai state orecchie fidate. Di certo quella storiella aveva fatto ridire più di un avventore, che se ne tornava dalla campagna a cielo sporco di sera.
Il fatto che della faccenda della Nina non si sapesse ancora nulla di certo, aveva spinto la Carletta e le altre comari a farsi ardite. A sorte, avevano scelto la Carletta per spingersi fino alla bottega di spezie: una manciata di quella roba sarebbe stato un peccatuccio veniale innanzi a quell’impresa di giustizia che andava a compiere!
Quando all’imbrunire, dopo essersi accertata che la bici era ancora contro il muro del retrobottega, era entrata, cosa mai l’era toccato vedere?! Il Calligaris seduto dietro il banco e la Nina poco distante a testa china su un libro. E come se la leggeva la ragazzetta, oscillando appena i piedi a penzoloni dalla sedia! Roba da non credere! Proprio la Carletta avrebbe dovuto uscire e raccontare il misero esito della spiata, lei che conosceva i misteri di tutti!
La Nina, vedendola entrare, l’aveva servita e il Calligaris si era ritirato nel retrobottega. Povera Carletta, se ne era dovuta uscire dalla bottega con una diavoleria di cui nemmeno sapeva il nome e l’odore delle spezie le aveva fatto venire un orribile mal di testa!
La spiatina si era conclusa in un nulla di fatto.
La Nina si era rimessa a testa inchiodata sul libro, e la bicicletta appoggiata al muro non c’era più. Da impazzire! La Carletta aveva tutta la testa in confusione, le girava come una trottola, e quelle donne, con i fazzoletti neri calcati sulla fronte, ad incalzarla davanti alla chiesa, che la messa era da venire. Povera Carletta! Non aveva rimediato nemmeno una chiacchiera fatta e finita! E il mistero della bicicletta era rimasto intonso!
Tre anni dopo, il mistero se ne andava in giro sulle sue due ruote per tutto il paese! La bicicletta, zoppa come il suo cavaliere, e quella figura di donna fatta al suo fianco, con il sorriso di una sposa fresca d’altare.
La Nina se l’era sposata la sua bottega di spezie!! E se ne era pure andata per fare l’insegnate in una scuoletta del paese vicino! E questa è la storia di quella gran brutta bestia dell’invidia, delle comari e della bicicletta zoppa!        

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