Eccoci. “The biggest little city in the world”. Siamo a Reno, Nevada,1500 m. profondo west a ridosso della Sierra, ricoperta da una spessa “nevada” a giustificare il nome ispanico dello stato. Nei casinos del Nevada mai avrei immaginato di trovarci un noleggio di biciclette, canoe, quad. Al Silver Legacy Hotel & Casino di Reno puoi. Abbiamo deciso di farci un girotondo di una settimana tra Carson Valley e Lake Tahoe, con visita di Reno che sì, è una piccola città, ma grande nella animosità, nella vivibilità, nell’aria giovane della sua famosa università che dalla cittadella propria dell’ateneo si estende ai parchi lungo le sponde del Truckee River ed ai piccoli locali del Riverwalk District, un concentrato di gallerie d’arte, ristoranti, boutiques, caffetterie, teatri, parchi, musei e costruzioni storiche. Ed il Truckee River è diventato il “must” della città, attorniato da piste ciclabili e corredato da rapide artificiali per gli appassionati della canoa, e con il recupero di aree dimesse lungo le sponde, occasione di event
i fieristici e musicali. Da non perdere il Museo Americano dell’ Automobile, con oltre 200 pezzi che dai primi prototipi di fine ‘800 arriva fino agli anni ’70. E dai casinos non ci si mette molto ad arrivare al circondario di ranches che squadrano una infinita prateria dove mucche e cavalli sono attori di questi scenari che più western non si può.
L’aria si assottiglia salendo i tornanti di Geiger Summit Pass, quota 6789 piedi, ed una breve discesa ci consegna alla storica Virginia City, città mineraria della wild story del west, un luogo spettacolare, che nell’era delle miniere era la più ricca al mondo, moderna, con un teatro, chiese presbiteriane, episcopali e cattoliche, quotidiani, saloons, hotels. Le sue 650 miglia di tunnels diedero tanto denaro da costruirci San Francisco, ma nel giro di pochi decenni l’incremento del costo delle estrazioni minerarie, comparato agli stipendi che il galoppante progresso iniziava ad offrire in altri settori ne decretarono un rapido declino. Declino minerario, ma non storico né turistico, arrivata ai giorni nostri perfettamente conservata. Decine di scatti fotografici dove immortalare le gendinaia di manufatti originali tra i tavoli, banconi e pareti del Golden Hill Saloon del 1859, del Delta Saloon del 1863, del Bucket of Blood Saloon del 1861. Obbligato il passaggio alla redazione del Territorial Enterprise, dove un giovane giornalista di nome Samuel Langhorne Clemens sarebbe stato consegnato alla storia della letteratura con lo pseudonimo di Mark Twain. E come rinunciare ad un girotondo sulla Virginia & Truckee Railroad, 28 miglia nelle Flowery Mountains tra vestigia minerarie ed i tanti cavalli selvaggi che ancora vivono protetti nella contea di Storey, con la sottostante Carson Valley fatta apposta per godersi l’aria delle praterie.
Un assaggio delle sue piste ciclabili progettate dagli amatori della “Musclepowered” (www.musclepowered.org) e poi via verso il Lake Tahoe e le immense pinete che lo contornano, con uno stop obbligato per noi, il paesino di Genoa, (www.genoanevada.org) . Un villaggio d’epoca, un piccolo santuario per cowboys, un mobile antico sulla prateria della Carson Valley, dove i primi esploratori mormoni tracciarono il loro cammino e nel 1851 John Reese fondò un posto di commercio. Il luogo venne chiamato “Mormon Station”. Fu Orson Hyde a ribattezzarla Genoa nel 1855 vista la grande ammirazione che nutriva per Cristoforo Colombo. E sulla Scenic Bway no.88 che scavalca tra Carson Valley e Lake Tahoe, Markleville è la giusta sosta per affrontare il giorno seguente la salita di Luther Pass, 7735 piedi. Ed in questo periodo dell’anno, così piccola e così libera dalla folla estiva, riesce a convertire due cicloturisti come noi a notizia del momento nell’unico “general store” che con un pub, un ufficio postale, un lodge ed altre
otto case sceriffo compreso rappresentano tutto il villaggio. Allocata a 5500 piedi sulle sponde del Carson River con alle spalle la Sierra Nevada, luogo per cacciatori, escursionisti, pescatori, accostata al “migrant trail” del 1849, aperto dagli esploratori Kit Carson e John Fremont, che divenne la strada dei cercatori di oro ed argento verso la California, qui ricordato come le 5 miglia più belle di esso. E continuando sul “Pioneer Trail”, eccoci alle sponde di Lake Tahoe, 6225 piedi di quota, villaggio di South Lake Tahoe, dove baite ed alberghi con “gambling hall” non mancano, ma sia essa, sia la più elegante Incline Village alla sponda nord passano quasi inosservate, tra la statura delle foreste di pini ed i promontori di granito che, spezzati da spiagge di chiarissima arena, mantengono una natura perfettamente conservata. I riflessi tropicali del fondale, in contrasto alle montagne innevate formano una cartolina unica, e la piccola penisola di Sand Harbor ne è il cavalletto del fotografo ed una fonte preziosa di notizie al suo State Park Information Centre.
E dopo una cena a bistecca di bisonte e vino californiano al ristorante dello Hyatt Regency Hotel, la simpatica Susan ci porta a Crystal Point, al rinato Cal-Neva Hotel, diviso dalla striscia di confine come dal nome. Negli anni ’40 e ’50 il casino favorito dalle stelle di Hollywood che qui salivano dalla attigua California dove il “gambling” era vietato. Nel ‘57 venne acquistato da Frank Sinatra ma, a causa delle sue frequentazioni mafiose ne perse la licenza. “The voice” lo rivendette nel ’63 e piano piano cadde in declino. Oggi è stato rinnovato e lo merita, in fondo a modo suo ha visto un pezzetto di storia d’America. Con l’ultima tappa scavalchiamo gli 8900 piedi di Mount Rose Pass e riecco all’orizzonte, colorata dalle luci del tramonto come i faretti di un teatro, l’inconfondibile sagoma di Reno. Per quinta l’anfiteatro della Sierra Nevada e per scenografia le sue casette da cittadina del “Pioneer Trail”, interrotte in Virginia Street dalle gigantesche sagome del parco divertimenti dei “gamblers” locali e californiani. Las Vegas è una altra cosa, ma non c’è problema, questo ed altro basta per conferirle lo status di “Più grande piccola città del Mondo”.
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