6 Settembre 2011

Una vita in bici. Margherita Hack a Padova

di: Redazione

Domenica 25 settembre, all'Expobici di Padova, Margherita Hack ha presentato il suo libro "Una vita in bicicletta", Ediciclo Editore. All'evento hanno collaborato anche BC e la Fiab.
Qui una raccolta di scatti della giornata.
Di seguito riportiamo alcuni passi del racconto dell'astronoma triestina pubblicato sul numero 1 di Bc e contenuto nel libro "La mia prima bici", sempre di Ediciclo.

"... un’estate al Bobolino, alla nostra compagnia di quindicenni si aggiunse un giovane un po’ più grande di noi, un operaio che veniva là tutti i giorni con la sua bicicletta. Dopo molte esitazioni gli chiesi se mi lasciava fare un giro...".
Disse subito di sì e me la dette, senza farmi alcuna raccomandazione, senza sapere quale fosse la mia abilità. Per la prima volta avevo una bicicletta su cui, da sola, potevo avventurarmi per viale dei Colli. Andai fino a piazzale Michelangelo, tre o quattro chilometri, e poi tornai temendo che fosse in pensiero per la sua bicicletta. Invece no, e il giorno dopo me la prestò ancora e così per tutta la durata delle sue ferie, malgrado le mie assenze diventassero ogni giorno più lunghe. Perciò lo ricordo ancora con gratitudine, come una persona generosa e fiduciosa, anche con una ragazzina come me di cui non sapeva niente.
Finalmente anche per me arrivò la prima bicicletta. Ero stata promossa in prima liceo e i miei, con gran sacrificio per i loro mezzi, mi comprarono la bicicletta. La comprarono in una botteghina all’inizio di via Ricasoli, a duecento metri dall’ingresso del liceo classico Galileo Galilei, dove avrei frequentato la prima. Era nera, pesante e senza cambio com’erano allora tutte le biciclette non da corsa. «È una sottomarca della Bianchi» disse il padrone del negozio, sottolineando la parentela con la Bianchi, la famosa marca per cui mi pare corresse Learco Guerra. Malgrado io fossi per Binda, la bicicletta mi sembrò meravigliosa. Stava per iniziare l’anno scolastico e io volevo andare a scuola in bicicletta; ma dove lasciarla? Il venditore si offrì di buon grado di tenerla in negozio durante le ore di scuola.
Per i primi due anni di liceo andai sempre a scuola in bicicletta. Per tornare a casa dovevo fare la lunga salita di Poggio Imperiale, ma con l’allenamento dopo i primi giorni, la facevo senza troppa fatica. Al liceo, frequentato soprattutto da ragazzi e ragazze “bene” con la puzza sotto il naso, il mio arrivare a scuola sudata e scalmanata oppure fradicia di pioggia era fonte di derisione: così in terza cominciai a prendere il tram. Ma era anche l’ultimo anno e ci aspettava l’esame di maturità. Così mi alzavo tutte le mattine alle sei per ripassare tutte le materie: allora dovevamo portare tutte le materie degli ultimi tre anni (...)


La notizia dal sito di EXPOBICI: http://www.expobici.it/news_19.html

 

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