6 Maggio 2012

Un'ape nel motore

di: Marco Angarano

Una superiore qualità energetica, un prodotto da sommelier. E, rispetto allo zucchero, un più delicato impatto sui livelli di glucosio nel sangue. La prima scelta per chi va su due ruote.

Una granfondo di centocinquantamila chilometri. Sono quelli che un'ape percorre per produrre un chilo di miele. Volando di fiore in fiore l'ape operaia raccoglie il nettare - una sostanza contenente principalmente zuccheri, ma anche altri composti quali aminoacidi, polifenoli, oligopeptidi e microelementi – che attraverso un particolare processo fisiologico operato in una porzione del suo apparato digerente sarà trasformato in miele. Tornata all'alveare l'ape operaia deposita il miele elaborato, che servirà a nutrire api e larve, e costituirà la riserva alimentare alla quale anche l'uomo ha imparato ad attingere: su una produzione di circa 220-250 chili di miele, l'apicoltore ne sottrae alle api circa il 10%.
Abbiamo, nei mieli prodotti nella nostra penisola, un grande tesoro di biodiversità; ma non ne approfittiamo. In Italia il consumo medio annuale di miele è fermo a mezzo chilogrammo; meno della metà di quello consumato quasi ovunque in Europa, dalla Germania all’Ungheria, dal Portogallo alla Grecia. Ma per chi va in bici è un alimento di grande utilità.

Dolce impatto
Il miele è composto quasi esclusivamente da zuccheri, che rappresentano oltre il 90% della sostanza secca e prevalentemente sono zuccheri semplici (85-95%). Normalmente il fruttosio (30-50% con un valore medio attorno al 41%) prevale sul glucosio (20-45% con valore medio del 34%) e solo in alcuni tipi di miele, come quello di tarassaco o colza, il secondo è maggiore.
Grazie a questi zuccheri facilmente digeribili e assimilabili il miele fornisce rapidamente energia all'organismo: 320 kcal ogni 100 g, che equivalgono al 15% del fabbisogno energetico giornaliero di un adulto attivo. Durante la conservazione il miele a volte tende a cristallizzare, diventando opaco e granuloso, ma questo cambiamento di aspetto non varia la sua composizione complessiva.
Quando si parla di zuccheri è necessario considerare l'effetto che hanno sulla salute. come “Il loro impatto sul metabolismo energetico – spiega Massimo Rossi, biologo ed erborista - va valutato con l'Indice Glicemico, cioè la misura degli effetti dei carboidrati ingeriti sui livelli ematici di glucosio: un basso indice è garanzia di uno scarso aumento dei livelli di glucosio nel sangue; ed è ritenuto generalmente più adatto a chi presenta una bassa tolleranza rispetto al glucosio” Il miele quindi, grazie alla sua composizione, si caratterizza per una minore incidenza come causa del diabete. Mentre il classico zucchero bianco raffinato, ha un indice glicemico di 68, i mieli più ricchi di fruttosio, come quelli di acacia, castagno e tiglio hanno un valore compreso tra 49 e 55.
“Un altro vantaggio – prosegue Rossi – è il maggiore potere dolcificante del fruttosio rispetto al saccarosio; perciò il miele, a parità di quantità, dolcifica di più fornendo meno calorie, indicazione utile per chi segue una dieta.”
Altre sostanze presenti nel miele sono proteine (circa 0,5%), vitamine e minerali, che offrono però un contributo marginale alle quantità giornaliere richieste dall'organismo.

Energia pronto uso
Una fonte di energia così prontamente disponibile è decisamente interessante per chi svolge una attività fisica intensa. L'azione fisiologica del miele è stata oggetto di numerosi studi relativi alla sua influenza sulle prestazioni atletiche, in particolare quelle dei ciclisti. Per esempio, un confronto tra gli effetti di un gel energetico a base di glucosio (IG alto) e di uno con miele (IG basso) ha evidenziato per entrambi un incremento della prestazione dei ciclisti che li assumevano, ma con un risultato migliore per quello con miele. Secondo i diversi ricercatori il miele è ben tollerato e può essere una efficace fonte di carboidrati utile a incrementare le prestazioni atletiche.
In sintesi, nei diversi studi sul miele e la nutrizione sportiva si raccomanda di adattare la quantità di miele da utilizzare al peso corporeo e al tempo di ingestione precedente l'attività sportiva. Uno schema di assunzione del miele che si può prendere in considerazione prima di affrontare una gita impegnativa in bicicletta, a seconda del tempo disponibile prima della partenza, può essere il seguente:
- 4 ore prima dell'attività: 4 g / kg peso corporeo;
- 1 ora prima dell'attività: 1 g / kg peso corporeo;
- 10 minuti prima dell'attività: 0,5 g / kg peso corporeo.
In alternativa, si può tenere nello zainetto un barattolo di miele e durante la pedalata assumerne dai 30 ai 60 g ogni ora.

Alimento e farmaco
Fino all’Ottocento il miele era l’unico dolcificante. La Bibbia lo cita come prezioso nutrimento. Ma nella storia la prima traccia scritta relativa all’uso miele si deve ai Sumeri, che in una tavoletta risalente al 2.100 – 2.000 a.C. lo citano come unguento e farmaco. Infatti il miele non è stato solo l'unico dolcificante utilizzato fino al XIX secolo, quando è iniziata la produzione industriale dello zucchero, o un prezioso nutrimento citato anche nella Bibbia, ma scorrendo la storia lo si ritrova utilizzato come strumento terapeutico in diverse medicine tradizionali, da quella cinese all’indiana a quella araba.
“Oltre agli aspetti puramente nutrizionali” sottolinea Massimo Rossi “il miele è molto interessante  perché diverse ricerche scientifiche hanno mostrato come esso inibisca i microrganismi potenzialmente patogeni, stimolando invece lo sviluppo della flora batterica utile”. Si deve anche aggiungere a queste proprietà salutistiche un elevato potere antiossidante e antiradicalico dovuto ai polifenoli e ad altre sostanze contenute nel miele e ai derivati dai fiori da cui è stato prelevato il nettare. L'utilizzo curativo del miele è ben conosciuto in Europa. “Per secoli - continua il biologo -sono stati preparati i melliti, pare originari della medicina araba e persiana: un esempio è il miele rosato, ottenuto facendo macerare nel miele petali di rosa; la sua azione astringente e antinfiammatoria era sfruttata applicandolo su ragadi e ulcere o per le infiammazioni della gola”.

Cibo da sommelier
I mieli differiscono tra loro anche notevolmente per il sapore e il profumo. Le sostanze aromatiche responsabili dell'aroma di un miele variano infatti da un tipo all'altro, sia qualitativamente sia quantitativamente, così da conferire a ciascuno caratteristiche tipiche e diverse. Odore e sapore dipendono ovviamente dai fiori che le api hanno bottinato: sono molto profumati i mieli di lavanda, tiglio, acacia, mentre altri lo sono di meno, come quello di erba medica. Esistono anche corsi per assaggiatori, e un albo dei sommelier del miele.
I mieli monoflora, afferma Massimo Rossi, conservano come detto in precedenza le proprietà delle piante da cui derivano, certamente la loro azione sarà limitata rispetto a un estratto della stessa pianta, ma è pur sempre da tenere in considerazione, come quella balsamica del miele di eucalipto. “In Italia esistono diversi mieli monoflora dalle caratteristiche interessanti, per esempio i mieli prodotti in Sardegna: mirto, corbezzolo e, in particolare, quello di elicriso. Ma purtroppo sono poco valorizzati; al contrario, in altri paesi, si è saputo dar valore al miele prodotto localmente”. Un esempio su tutti quello di manuka, ottenuto dai fiori di Leptospermum scoparium, pianta endemica di Nuova Zelanda e Australia. Il suo uso medico nel trattamento di ferite e ulcere di difficile guarigione, come quelle causate dal diabete, è ormai consolidato. Diversi studi, qualcuno condotto anche in Italia, hanno dimostrato come l'applicazione esterna del miele di manuka stimoli la ricrescita dei tessuti, favorisca la riepitelizzazione e riduca la formazione di tessuti cicatriziali e cheloidi.

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