10 Gennaio 2012

Valtenesi. Poesia vista lago

di: Mariachiara Salvi

Tra le Prealpi e la pianura Padana, affacciata sulla sponda bresciana del lago di Garda, la morbida Valtenesi protegge natura e tradizioni. Vi accompagnamo in un breve percorso tra rocche millenarie, l’invitante compagnia dell’ulivo e della vite che raccorda i piccoli centri storici e le macchie selvatiche a bosco.

I viaggiatori più meditativi potrebbero nutrire un filo di scetticismo nei confronti del Lago di Garda, meta di lusso dal piglio mondano, gettonatissima dai vacanzieri europei e amata per la sua mediterraneità. Eppure il lago raccoglie attorno a sé una miriade di angoli dalla bellezza semplice e penetrante. Ad esempio, nel versante bresciano da Desenzano a Salò, c’è una valle - la Valtenesi - che incanta per la grazia delle sue arrotondate colline moreniche. Comprende piccoli comuni le cui origini risalgono ai tempi delle invasioni barbariche del IX secolo. Per via delle scorrerie straniere qui furono edificati castelli che oggi dominano la zona solitari, come se avessero incastrato il tempo nelle loro pietre chiare.
Il nostro percorso – circa 45 km, a seconda del numero di divagazioni, senza grandi dislivelli - segue la pista ciclabile della Valtenesi e attraversa ciò per cui la valle è rinomata: filari ordinati di vitigni, da cui si ricava soprattutto il Groppello, e uliveti, perché il clima mite consente anche la produzione di ottimo olio. Il tutto immerso in ameni boschetti di robinie, betulle, querce e prati. Si pedalerà nel verde, ma con la sottile impazienza di rivedere il lago dall’alto e dopo ogni nuova veduta, si rimarrà immancabilmente sorpresi dal suo generoso fascino.

PIT STOP DESENZANO
Partiamo dalla stazione di Desenzano del Garda, comune fiorente sulla linea Milano-Venezia. Alcuni treni di questo tratto consentono il trasporto della bicicletta, così ci possiamo disporre alla gita con la tranquillità della mobilità dolce. Di partenza o di ritorno è doveroso inoltrarsi nel centro. Il castello medievale spunta dalle viuzze eleganti dei palazzi antichi e si erge su un punto di vedetta. Da qui si scende a lago: piazzette, negozi firmati, localini e persone a passeggio per lo shopping. Per la ciclabile, unirsi al traffico in direzione ospedale e abbandonarlo oltrepassata la rotonda per l’ospedale. Si svolta a destra verso la località Feniletto e, al bivio, a sinistra sullo sterrato. Si pedala tra i campi e le cascine, forse incontrando qualche cavaliere e, nel silenzio, solo lo scricchiolio di bacche e foglie sotto le ruote. Dopo una breve e intensa salita, si prende a sinistra in discesa. Allo stop, attraversare poi dritto in via Preschedera. Riprende la campagna e all’incrocio con via Val Sorda ancora dritto verso Salò. La via è riservata, si ammirano le ville signorili finché il procedere si fa vizioso tra curve e un divertente saliscendi. La vista si raccoglie e si riposa. Di quando in quando, una cascina, una pieve, una cappella barocca o una chiesetta romanica, come quella di S. Emiliano a Padenghe (primo paese che si incontra). I centri abitati non vengono mai direttamente attraversati, la pista si mantiene su un tracciato proprio, ma vale la pena una capatina ai borghi e ai castelli con le loro  privilegiate terrazze sul lago. A Padenghe il castello è grande e ben conservato, al suo interno ci sono ancora le abitazioni dei cittadini. Di Soiano si attraversa la frazione Chizzoline con i suoi prati ordinati, il castello invece si trova nella frazione omonima. A Polpenazze si sale alla chiesa di S. Pietro in Lucone, romanica, nascosta tra i cipressi.

CUCINA D’ACQUA DOLCE
Infine si arriva a Puegnago passando dai laghetti di Sovenigo: tre piccoli specchi d’acqua circondati da canneti e boscaglia e d’estate coperti di fior di loto. Per un pranzo curato e genuino, servito con nostrana gentilezza, bisogna provare il ristorante Fior di Loto, posto proprio tra i laghi. Menù raffinato, una gran scelta di carni alla brace e una sala scenografica: vetrina con le carni, fuoco imponente e il signor Oreste che taglia e cuoce con eleganza possente. D’altra parte il pesce di lago (carpione, coregone, alborella) è una prelibatezza rara, difficile da trovare persino nei ristorantini della costa. I vegetariani vogliano perdonarci, per stavolta. Gustiamoci la discesa fino al castello di Puegnago per goderci il panorama sotto la torre. Per il ritorno seguire le indicazioni stradali per l’azienda agricola-ippica La Basia e si è di nuovo sulla ciclabile. Direzione Desenzano, a Maguzzano incontriamo, al cospetto del lago e degli ulivi, l’Abbazia del IX secolo. Non possiamo che lustrarci gli occhi e goderci la pace di una terra dove pare che l’uomo abbia saputo calarsi nella natura con ammirato rispetto. La ciclabile dona scorci delicati di blu e di verde, di panorami vasti e culle collinari. Dopo la salita a Ca’ del Diaol, località dal nome eloquente con il rudere di un vecchio podere, prati e boscaglia, si scende a Desenzano. E sarà una soddisfazione rinfrancarsi sul lungolago con un bel bicchiere di bianco Lugana o rosè Chiaretto: le cantine locali sono generose di vini giovani e molto beverini. E probabilmente ci gusteremo placidi l’andirivieni, appagati dall’armonia garbata della Valtenesi.

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