La Fiab scrive ai parlamentari:«Sbloccate quelle leggi, guardate lontano».

La Fiab scrive ai parlamentari:«Sbloccate quelle leggi, guardate lontano».

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La conclusione dei lavori, ad Arnhem-Nijmegen di Velocity 2017, l’appuntamento annuale organizzato da Ecf per discutere, confrontarsi mettere in comune le buone pratiche attorno ai temi della mobilità sostenibile e di quella ciclabile in particolare, ha mostrato ancora una volta come l’Italia segni il passo rispetto a gran parte dell’Europa. Non passa giorno infatti che un utente debole della strada, sia esso un ciclista, un pedone, un bambino, non sia vittima, in modo più o meno grave, di un incidente.

«L’Italia sconta una vistosa arretratezza normativa, resa ancor più opprimente da un approccio burocratico di molte amministrazioni e da una cultura tecnica che, complessivamente, guarda con disinteresse alla diffusione delle buone pratiche e alle risposte più efficaci in grado di favorire e promuovere lo sviluppo di città a misura di persona, impegnandosi più a trovare problemi che a fornire soluzioni». Per questi motivi la Fiab ha indirizzato una lettera aperta ai nostri parlamentari per sollecitare, entro la fine della legislatura, l’approvazione di due provvedimenti che da tempo sono fermi su qualche scrivania: la Legge Quadro per la mobilità ciclistica e la Legge delega per il nuovo Codice della strada prima della fine della legislatura.

«La prima – scrive la Fiab -per offrire saldi punti di riferimento normativi per quanto riguarda le competenze degli enti locali, l’intermodalità tra bici e trasporti pubblici, la classificazione delle ciclovie, integrando la vigente legge 366/98 (inapplicata da anni per mancato rifinanziamento) e arricchendola con elementi significativi come la rete nazionale Bicitalia, il Piano nazionale e quello generale della mobilità ciclistica; il coinvolgimento pieno del Ministero Infrastrutture e Trasporti con l’istituzione di un apposito Dipartimento per la Mobilità Ciclistica; la definizione di una segnaletica di direzione/indicazione specifica per la bici; la ridefinizione delle strade ciclabili e molto altro.

La seconda per definire i principi della delega legislativa per la riforma del Codice della strada attraverso una prospettiva che rimetta al centro la persona, non più il veicolo, recuperando un divario che ci separa rispetto a molti Paesi europei in fatto di mobilità e di mobilità sostenibile».

Un dato conferma la poca sensibilità degli amministratori pubblici – con le dovute e doverose eccezioni – nei confronti della ciclabilità urbana: se in Olanda ad aprire i lavori di Velocity è arrivato, pedalando, il re Guglielmo Alessandro, tra i 1500 delegati presenti solo 12 erano italiani e di questi, soltanto uno dalla Regione Puglia e uno dell’Università di Cagliari rappresentavano, in qualche modo, il soggetto pubblico.

«A voi parlamentari tocca dunque la responsabilità di compiere scelte lungimiranti, nell’interesse di tutti i cittadini. Siate all’altezza della sfida. Fate in modo che queste proposte di legge non si dissolvano, con la fine della legislatura, insieme alle nostre speranze di cambiamenti» conclude la lettera aperta.