Gorizia sta coronando un 2025 da Capitale europea della cultura assieme alla slovena, limitrofa Nova Gorica. È la prima volta che il riconoscimento viene condiviso tra due Paesi: significato particolare in questo territorio dove il confine tra Italia e Slovenia non è solo una linea, ma è allo stesso tempo una cicatrice e un legame. E dove le cicatrici d’un tempo sono ora legame, ricchezza, connessione. Sono tante le eredità permanenti di questa nomina “doppia” a Capitale europea della cultura. Tra queste un ventaglio di itinerari cicloturistici tematici per scoprire il territorio di Gorizia in bici, corredati da tracce gpx e descrizione dettagliata dei punti di interesse, messi a punto dall’ente Promoturismo FVG. Potete farvi ispirare dalle pagine dedicate ai percorsi GO! 2025 sul sito ufficiale dell’ente. Noi vi proponiamo di seguirci a Gorizia in bici lungo quattro itinerari di frontiera, tra vini, fiumi e memorie di guerra.
Il percorso tra musei e storie di confine


Un itinerario di poco più di 17 chilometri racchiude Gorizia in bici passando dal Duomo al Castello, dalla centrale piazza Vittoria con la chiesa di Sant’Ignazio fino a raggiungere la ciclabile sul confine, tra il colle del castello di Gorizia e il colle del Rafut, dove sorge il monastero della Castagnevizza in Slovenia. Al Rafut si trovano due musei speculari all’interno di quelle che erano le casette di controllo della polizia di frontiera: il Museo del lasciapassare sul lato italiano e il Museo del contrabbando, parte della Collezione museale Pristava, su quello sloveno. Quello del lasciapassare è un museo interattivo, aperto nei fine settimana, con video racconti sulla storia dell’Isonzo, su Tito, sulla vita alla frontiera, ma anche su Franco Basaglia, che qui iniziò la sua rivoluzione nel campo della psichiatria. Nel cortile una interessante mostra fotografica, con testimonianze, voci e sguardi diversi ripercorre storie di frontiera.
Pedalando si attraversa Nova Gorica fino ad arrivare alla stazione ferroviaria della Transalpina, la cui piazza è diventata simbolo della divisione e dell’unione dell’Europa. All’interno della stazione, sul binario 1, c’è il piccolo e ricco Museo sul confine di stato, che racconta con foto, uniformi, bandiere, mappe e documenti, i destini delle persone tra l’allora Repubblica federale popolare jugoslava, oggi Repubblica di Slovenia, e la Repubblica d’Italia.
Lungo l’Isonzo, attraversando ponti
L’itinerario che porta alla scoperta dell’Isonzo parte proprio dalla stazione di Nova Gorica: si prende il treno verso nord, fino a Most Na Soči, per poi iniziare a pedalare in direzione Nova Gorica-Gorizia. Nel primo tratto si pedala su strade secondarie e sterrate, immersi nel verde, e con brevi tratti impervi. Poco oltre Kanal ob Soči inizia la ciclabile con bellissima vista sul fiume, che con qualche saliscendi porta fino al ponte ciclabile sull’Isonzo di Solkan a pochi chilometri da Gorizia.


In questo territorio ci sono storie di ponti distrutti e di battaglie combattute durante la Prima Guerra Mondiale. Emoziona vedere che ora sia proprio un ponte ciclopedonale a collegare due sponde del fiume e a sancire un’unione tra due città. La traccia prosegue da Gorizia verso sud, dal ponte di Straccis, lungo strade sterrate verso il laghetto di Farra e Gradisca d’Isonzo, il rientro verso Gorizia si percorre sull’altro lato del fiume, attraversando i paesi sloveni, tra cui Mirna. L’intero itinerario è di circa 80 chilometri e può essere anche diviso in due giorni, con perno a Gorizia.
Pedalare tra i vigneti del Collio


L’itinerario che porta a pedalare lungo le strade poco trafficate del Collio e, nella parte slovena, della Brda è anche questo di circa 80 chilometri, da dividere in due giorni o secondo ispirazione. Il percorso è un continuo saliscendi, induce a soste per ammirare il paesaggio o scattare foto. Si passa dai graziosi comuni di Cormons, di San Floriano del Collio e poi da San Martino (Šmartno). È un territorio da pedalare tutto l’anno: in estate immersi in mille sfumature di verde e il caldo che spinge a qualche sosta in più, in autunno con i colori dei grappoli maturi e delle foglie dorate a riempire gli occhi di bellezza. Va assaporato lentamente, il percorso, prendendosi magari il tempo per un pranzo o una degustazione di vini.
Dalla torre panoramica di Gonjače, alta 23 metri di altezza, accanto al monumento dedicato alle vittime della Seconda Guerra Mondiale, il panorama a 360 gradi annulla ogni confine. Le colline si susseguono morbide sull’orizzonte. Su queste colline, il Collio italiano e la Brda slovena, si producono i rinomati vini bianchi, dalla Ribolla gialla di Oslavia alla Malvasia e al Collio Bianco da abbinare ai formaggi e affettati o ai piatti tipici. E ai mieli.
I luoghi della Grande Guerra
Tornando verso Gorizia si incontra sul percorso l’imponente Sacrario Militare di Oslavia, eretto nel 1938 ai piedi del Monte Calvario (Quota 153). Qui sono raccolte le spoglie di oltre 57mila soldati, oltre 20mila dei quali senza nome, uccisi in battaglie della Grande Guerra nella zona di Gorizia e Tolmino, oggi in Slovenia. Il monumento è suggestivo, sia per la posizione sopraelevata su Gorizia e Nova Gorica, sia per la sua struttura: copre un’ampia area triangolare ed è formato da quattro torri in pietra bianca, una per angolo, più un torrione centrale. Lo si raggiunge salendo una possente scala.
Quello di Oslavia è uno dei diversi luoghi storici della Grande Guerra, e della disfatta di Caporetto, che attraversano, ancora una volta, i territori al confine. E così un itinerario sul tema della Grande Guerra può essere collegato, con alcune deviazioni, agli itinerari del Collio e della Brda o a quello dell’Isonzo.





























