Prosegue la battaglia condotta da Fiab Cagliari contro il regolamento comunale che nel capoluogo della Sardegna vieta e sanziona l’incatenamento delle biciclette al di fuori delle canoniche rastrelliere. Ieri l’associazione locale della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha depositato il proprio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la tutela dei diritti fondamentali ritenuti lesi. È la quarta puntata della disputa che contrappone Fiab Cagliari all’Amministrazione comunale. Ha avuto inizio nell’aprile 2023 con l’opposizione al nuovo regolamento cittadino sulla sicurezza e polizia urbana. Il regolamento, tra le misure messe in atto, inseriva il divieto di legare le biciclette a pali e altre infrastrutture pubbliche non adibite allo scopo. In pratica, lucchetti e catene legittime solo se applicate sulle rastrelliere. Che però sono poche, insufficienti, mal distribuite.
Respinto un primo ricorso al Tar, Fiab Cagliari si era rivolta nel febbraio 2024 al Consiglio di Stato (ne avevamo parlato in questo articolo). Nel settembre 2025 è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha riconosciuto la legittimità dell’intervento comunale per la tutela del decoro urbano. Questo a dispetto del fatto, evidenziato dal ricorso di Fiab, che l’incatenamento rappresenta spesso l’unica modalità per assicurare il velocipede contro i furti, particolarmente nelle aree dove le rastrelliere sono insufficienti o assenti. “La nostra battaglia legale – sostengono in Fiab Cagliari – nasce da una preoccupazione concreta: garantire ai cittadini che scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto la possibilità di parcheggiarla in sicurezza.”
Considerato che anche il Codice della Strada stabilisce tra i suoi principi ispiratori la promozione dell’uso dei velocipedi, Fiab Cagiari ha individuato nella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo l’organismo adatto alla tutela dei diritti fondamentali ritenuti lesi. Un modo anche per continuare a tenere sotto i riflettori una tematica rilevante per la mobilità sostenibile nelle nostre città: il caso di Cagliari potrebbe infatti fare scuola in tutta Italia. Nel contempo, a smorzare i toni, nel comunicato stampa che accompagna il ricorso, Fiab Cagliari “ribadisce la propria disponibilità al dialogo con l’Amministrazione comunale per individuare soluzioni equilibrate che tutelino il decoro urbano senza comprimere diritti fondamentali”.




























