L’Italia resta un Paese di automobili, un mezzo di trasporto utilizzato nel 61% degli spostamenti nel 2024 (nel 62% nel 2019). Eppure qualcosa si muove, soprattutto nelle città. Nei giorni scorsi è stata presentata la decima edizione del rapporto Focus2R, realizzato da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia. Grazie a questa fotografia, realizzata tramite un questionario sottoposto a 107 comuni capoluogo di provincia, è possibile capire il livello di diffusione della bicicletta da nord a sud, facendo anche attenzione allo sviluppo delle infrastrutture ciclabili.
Le ciclabili: chi ne ha di più secondo Ancma
Proprio sulle piste è possibile fare una prima analisi. Stando al report di Ancma la disponibilità media di percorsi ciclabili nei capoluoghi è di 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Si tratta di un dato in lieve calo rispetto al 2023, ma comunque del 45% superiore rispetto a dieci anni fa. Reggio Emilia, Cosenza e Cremona guidano la classifica. L’indice ha considerato ciclabili in sede propria, corsie riservate, piste su marciapiede, percorsi promiscui bici/pedoni e zone con moderazione della velocità a 20 e 30 km/h.
L’adozione della bicicletta, come ripetiamo da anni su BC, avrebbe ampio margine di miglioramento: per quanto riguarda gli spostamenti viene infatti utilizzata in appena il 4,3% dei casi (il 3,3% nel 2019). Ma il bicchiere potrebbe anche essere visto come mezzo pieno. “È il dato più alto mai rilevato – ha sottolineato Piero Nigrelli, responsabile Ciclo di ANCMA -. Anche nelle città si registra un sempre maggiore uso della bici a patto che vi siano stati e che continuino gli investimenti in infrastrutture”.
Avanzano le città 30
Sappiamo che quello sulla bicicletta rappresenta un dato nazionale e che in alcuni casi di comuni virtuosi la percentuale di utilizzo è molto più alta grazie a investimenti su piste, sicurezza e zone 30. A proposito di queste ultime, si confermano una misura in espansione dal momento che 76 capoluoghi di provincia hanno introdotto limiti di velocità a 30 km/h o inferiori contribuendo a ridurre il numero di incidenti.
Nel complesso tutti i mezzi di trasporto alternativi all’automobile (compresi anche gli spostamenti a piedi) rappresentano il 31,1% (38,2% il dato del 2020). Come incentivo all’intermodalità, ricordiamo che nel 63,7% dei comuni interpellati è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici. Dieci anni fa questa opzione era consentita nel 31% delle città.
Nel rapporto Focus2R c’è spazio anche per un approfondimento sui servizi di sharing mobility: sono stati superati i 50 milioni di noleggi complessivi, con una flotta nazionale di oltre 95.600 veicoli. Il bike sharing resta concentrato nei grandi centri urbani come Milano, Roma, Firenze, Bologna e Padova che da sole accolgono oltre la metà delle biciclette condivise disponibili nei capoluoghi. “Sullo sharing il dato si mantiene stabile o in aumento per le città che stanno modificando la propria mobilità – ha concluso Nigrelli -. Resta uno strumento molto utile per educare la città all’utilizzo delle due ruote. Quando poi la pratica si consolida allora spesso si passa all’acquisto del proprio mezzo. Un’ottima soluzione per accompagnare le città al cambiamento”.






























