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Ciclovie della Transumanza, l’Abruzzo rilancia così le antiche vie dei pastori

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Benvenute Ciclovie della Transumanza. Una nuova, intrigante proposta di cicloturismo arriva dall’Abruzzo. Valorizza quelle aree interne dove la bicicletta è veicolo di un turismo sano, lento e profondo. E si ricollega a una delle più autentiche tradizioni dell’Italia preindustriale, quella della transumanza. Una tradizione che dal 2019 è riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Le antiche vie dei pastori sono oggi strade spettacolari che dall’Adriatico raggiungono i massicci dell’Appennino. Mettono in comunicazione un territorio di 15mila abitanti, ricco di spunti di visita ambientali, storici, culturali: chiese, palazzi e castelli, piccoli centri distribuiti nell’integro habitat naturale di due Parchi nazionali, quello del Gran Sasso e Monti della Laga e quello della Maiella.

La rete delle Ciclovie della Transumanza (qui il link al sito ufficiale) si sviluppa su un totale di 12 itinerari ciclabili, per 378 chilometri complessivi. Coinvolge otto comuni dell’entroterra abruzzese, Cugnoli, Bussi sul Tirino, Brittoli, Capestrano, Civitella Casanova, Montebello di Bertona, Popoli Terme, Torre de’ Passeri, e si sta concretizzando con il coinvolgimento diretto degli abitanti del territorio, che nell’ospitalità e in tutti i servizi collegati al cicloturismo trovano opportunità imprenditoriali legate ai luoghi. Un percorso virtuoso analogo al progetto che ha segnato la realizzazione in Calabria della Ciclovia dei Parchi (ve l’avevamo raccontata in questo articolo).

Capofila del progetto è il comune di Cugnoli. Nel presentarlo, il vice sindaco Lanfranco Chiola lo descrive come “una sfida strategica: trasformare gli antichi cammini della memoria in un sistema strutturato, dove l’esperienza del territorio viene così trasformata in un prodotto turistico riconoscibile, organizzato e competitivo di cui già i primissimi prodotti sono sul mercato”. Sottolinea Roberto di Vincenzo, presidente del Carsa, partner privato del progetto, che “anche se molte di queste vie non esistono più nella loro forma originaria, le loro tracce restano impresse nel territorio, nei toponimi, nei paesaggi, nella cultura alimentare. Cammini e ciclovie diventano così un modo nuovo e allo stesso tempo antico di attraversare questi luoghi, ricucendo frammenti di storia e trasformandoli in esperienze contemporanee di viaggio lento”.