Sosta sulle sponde del lago di San Domenico, in Abruzzo.
Dieci tappe, cinque regioni (Emilia, Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio) attraversate in continuo saliscendi, lungo la dorsale di un Appennino in bici dai profili morbidi che offre l’opportunità di pedalare discosti dalle rotte tradizionali, seguendo il filo di strade sterrate o secondarie. In poche righe condensiamo quasi 900 km in sella e 12600 metri di dislivello di un itinerario intessuto di paesi poco noti (e a volte bellissimi) e altri famosi, cercati per il fascino e la posizione. Paesi impegnativi da raggiungere, percorsi ciclabili che meriterebbero maggiori attenzioni e fortuna. Paesi ricchi di una storia antica e recente, alcuni segnati ancora dal terremoto del 2016; e tra l’uno e l’altro fiumi, canali, laghi, paludi e sorgenti, in tappe disomogenee per lunghezza e dislivello, condizionate dalla disponibilità di alloggio lungo il percorso.
Uno. Da Forlì a San Godenzo. Già dal via, la stazione ferroviaria di Forlì (foto), puntando verso l’Appennino in bici, si pedala su strade con poco traffico. A Predappio si fa notare un negozio su strada chiaramente ispirato a nostalgie di regime, a Premilcuore ci si concede una breve deviazione su strade sterrate nel bosco (le cascate dantesche dell’Acquacheta sono a tiro), un ponte in pietra ricongiunge alla statale. Un cartello del Parco delle Foreste Casentinesi precede l’inizio della discesa verso San Godenzo, celebre per l’Abbazia: paese piccolo, minuscola la piazzetta, il bar affollato, tra chi smazza carte e chi beve un aperitivo. Alla fine della giornata una settantina di chilometri per cominciare ad assaporare l’ambiente di pietre, foreste e paesaggi in cui si rimarrà immersi nel corso del viaggio.
Due. Da San Godenzo a Bibbiena. Da San Godenzo la SP95 si inoltra nel Parco delle Foreste Casentinesi: un fitto di castagni e poi di faggi. Salita impegnativa ma in ombra, e per pausa il ristrutturato rifugio Borbotto. Nessun incontro in bicicletta, si pedala fuori dagli itinerari tradizionali. A Stia, salita alla torre del castello di Porciano. Paese piccolo, in pietra, carico di storia, dove Alessandro Falsini, che gestisce una bellissima struttura ricettiva sotto alla torre, mi cattura con storie del passato. A Pratovecchio il primo cartello dell’Arno e le indicazioni per la Pieve di Romena che vale la pena per il posto, la lavanda e la storia, la cornice dell’Appennino. Poi ancora lungo l’Arno fino all’ultima deviazione per il castello di Poppi (foto). Merlato e possente, la torre in pietra contro l’azzurro del cielo. Fine tappa a Bibbiena, edifici in pietra, strade lastricate e strette.
Tre. Da Bibbiena a Piegaro. In treno fino ad Arezzo, poi rotta ovest fino al Canale Maestro della Chiana. Il “Sentiero della Bonifica”, 60 km di sterrata in direzione sud, passa prima per il Callone di Valiano (foto), un sistema di regolazione delle acque che rendeva alcuni canali navigabili, poi per la Riserva naturale di Montepulciano e infine per il lago di Chiusi. Percorso assolato e quasi privo di acqua, tutto intorno gli Appennini ed all’orizzonte, nascosto fra i rilievi, il lago Trasimeno. Lungo il percorso parallelo al Sentiero, sono molti gli edifici un tempo utilizzati dai contadini per i lavori agricoli, adesso in completo abbandono. Chiusura in salita fino al borgo in pietra di Piegaro, ben tenuto e affascinante come il suo museo dell’arte vetraria.
Quattro. Da Piegaro a Campello sul Clitunno. Giornata tra paesi storici e splendidi, campi di grano e oliveti a perdita d’occhio. A Piegaro la strada conduce a Deruta, città delle ceramiche (foto), paese piccolo con decine di artigiani che lavorano ed espongono pezzi unici. Assisi occhieggia fra i rami di olivo, in attesa, l’avvicinamento per strade secondarie ne fa apprezzare la bellezza. Dopo Assisi si pedala alla volta di Spello su una sterrata a mezza costa, in mezzo agli olivi. A Spello, come altrove, notiamo le strade in pietra in forte pendenza con due settori lisci esterni e uno a scalini nella parte centrale. Comodo sia per i carri (o le auto di adesso) che per i pedoni. Un rapido passaggio per Foligno e poi dritti verso Bevagna. Piccola, bella, circondata dalle mura storiche e lambita dalle acque del Clitunno cantate da Byron e Carducci. Lasciata Bevagna transitando sotto l’altura che ospita Trevi si arriva finalmente a Campello.
Cinque. Da Campello sul Clitunno a Norcia. Si parte alla volta di Spoleto, pedalando lungo la ciclabile Assisi-Spoleto. A Spoleto (foto) d’obbligo la salita alla Rocca Albornoz, ottimamente conservata e visitabile, prima di imboccare la ciclabile della ex ferrovia Spoleto Norcia. Fondo sterrato e compatto, con pendenza regolare e costante, in salita fino alla Galleria della Caprareccia, un rettilineo di quasi due km scavato a mano, poi in discesa fino a Sant’Anatolia di Narco passando per gallerie a volte cortissime, altre volte dalla curvatura ampia, adatta ai convogli. Uno spettacolo di ingegneria ferroviaria. Il tragitto prosegue lungo la valle del Nera quasi parallelo alla SS685, di nuovo su fondo compatto e con qualche galleria. A Serravalle ricompare il tracciato ferroviario che si può seguire fino a Norcia, dove il terremoto del 2016 ha lasciato segni ancora evidenti. Molte case crollate o puntellate, qualche ricostruzione non ancora completata. Norcia è uno squarcio nel cuore.
Sei. Da Norcia a Montereale. Si entra nell’Appennino più remoto, quello dei Sibillini: bello, desertico, con strade bianche che scavalcano rilievi dalle curve morbide, coperti di erba e alberi. Sono i Sibillini. Si comincia con la salita lunga ma panoramica, affacciata sulla piana di Norcia, che porta alla Piana del Castelluccio, famosa per le sue lenticchie e lo spettacolo delle sue fioriture. Superata la piana, dall’alto si vedono i Pantani di Accumoli. Pedalo su sterrate (foto) a volte poco battute e pressochè deserte. Lungo la discesa, ecco il paese di Terracino, diroccato dopo il terremoto, parzialmente ricostruito appena in là con i prefabbricati. La donna che gestisce il bar del paese mi racconta spezzoni della sua vita dopo il terremoto. Frastornato dal racconto riparto alla volta di Montereale, sul fondovalle.
Sette. Da Montereale a Campo Imperatore. Traguardo di giornata un’altra icona degli Appennini, la Piana di Campo Imperatore al cospetto del Gran Sasso. Prima, in ordine: discesa lungo la statale che costeggia l’Aterno, sosta a l’Aquila al cospetto della fontana delle 99 cannelle e al Castello Spagnolo (foto) dalle murature possenti (dettagli di pregio, forma squadrata e regolare), giornata su strada (larga e abbastanza trafficata) fino a che finalmente si scollina al cospetto delle montagne circostanti e la strada “spiana”. Al bivio di Sant’Egidio tra auto, camper e moto intorno ai chioschi di bibite e arrosticini, poi verso il rifugio Racollo, l’unico in zona. Lontani dalle fonti di rumore rimane solo il fruscio del vento, e il sottofondo dei campanacci delle vacche. Le cime si stagliano contro il cielo azzurro. La luna illumina la piana, esalta il fascino della cornice dei monti.
Otto. Da Campo Imperatore a Castrovalva. Riparto verso un set cinematografico, il canyon dello Scoppaturo (foto) scenario dei film con Bud Spencer e Terence Hill. Di nuovo su asfalto, risalgo per scollinare in vista di Castel Del Monte prima e Calascio poi. A Castel del Monte, paese in pietra adagiato sulla collina, un monumento ricorda ai morti nell’esplosione delle miniere di Marcinelle, in Belgio. A Rocca di Calascio, altro set cinematografico (Ladyhawke, Il nome della Rosa), un castello in pietra chiara, con 4 torri circolari, una cinta muraria e una torre centrale. Lungo il corso del Tirino proseguo per Popoli Terme, Sulmona e Anversa degli Abruzzi. Il paesaggio si tinge nuovamente di verde delle colline. L’ultima salita della giornata porta a Castrovalva, altro paese in pietra arroccato su uno sperone roccioso, un dedalo di viuzze e scalini. La via principale risale fino all’ultima casa, dove un b&b offre un panorama incantevole, sovrastando i tetti in cotto segnati dal tempo.
Nove. Da Castrovolva a Villetta Barrea. Tappa corta, vista laghi. La prima discesa conduce al lago artificiale di San Domenico, le cui sponde richiamano turisti che passeggiano o prendono il sole. Intercetta le acque provenienti dal Lago di Scanno, verso cui ci dirigiamo, per costeggiarlo sulla sponda ovest, in parte percorribile su ciclabile. Al termine, il paese di Scanno accoglie i turisti con le sue strade pavimentate in pietra e con le sue fontane incastonate in muri antichi. Da Scanno alla volta di Villetta Barrea, oltre il valico di Monte Godi, con una discesa molto piacevole. In paese si prosegue per il giro del lago artificiale, passando prima per Barrea (foto) e poi per Civitella Alfedena, dove ad accogliere sono scale, case antiche di pietra chiara e il centro visite del Lupo, prima di ritornare a Villetta Barrea.
Dieci. Da Villetta Barrea a Cassino. Da Villetta Barrea si pedala alla volta di Opi, passando per Pescasseroli. Opi (foto) è un paese piccolo, affascinante, adagiato su uno sperone roccioso. Una strada centrale, in salita, pavimentata in pietra scura, conduce alla sommità del paese dove si trova una fontana monumentale ed alle spalle la chiesa. Le case tutto intorno fanno da quinta muraria, interrotta da rare aperture sulla valle sottostante. Si riparte per Forca D’Acero, risalendo una strada a tratti ombreggiata dai faggi. Il valico emerge da un fittissimo bosco a quasi 1500 metri di quota, la discesa ci porta a San Donato Valcomino un’altra perla della zona, borgo in pietra pulito, ben curato e fiorito. Nell’ultimo tratto di strada, la sagoma dell’Abbazia di Montecassino sovrasta la valle. La discesa scorre via veloce, fino alla ciclabile sull’argine del fiume Rapido che accompagna da sud a Cassino. Una sosta nella rinnovata Piazza Sant’Antonio, salotto buono (finalmente pedonale) della città.