Home storie cultura Fare biciclette. Marco Ballestracci racconta grandi artigiani e geni visionari

Fare biciclette. Marco Ballestracci racconta grandi artigiani e geni visionari

609
Libri e bicicletta
Le ruote lenticolari disegnate da Keith Haring per Cinelli. La bicicletta diventa arte

Libri e bicicletta. Lo scaffale di chi si appassiona alla storia e alle vicende non solo sportive, ma anche politiche e sociali, di un mezzo apparentemente semplice ma che ha attraversato i secoli rimasto sostanzialmente invariato si arricchisce di un nuovo, prezioso volume.

Fare biciclette, storie di inventori e grandi imprese (Add editore) è uno di quei libri da tenere sempre sul comodino, da godersi pagina dopo pagina, perché capace di raccontare quello che c’è dietro una pedalata, sia quella di un campione che sfida le salite più leggendarie, sia quella di chi salta in sella per andare a scuola o al lavoro. Fare biciclette è soprattutto un affascinante viaggio nel mondo di chi le costruisce, di chi ha trasformato le prime draisine nei modelli capaci di volare a oltre cinquanta all’ora, frutto di tecnologia e ricerca, ma anche di sapienza artigiana.

Se infatti rimane un mezzo apparentemente semplice ed elementare (un trapezio di ferro e due ruote che si muovono grazie a una catena), la bicicletta è un’opera di ingegno e maestria costruttiva, soluzioni sperimentali e materiali innovativi che, passando dal ciclismo dei professionisti a quello urbano e cicloturistico, migliorano un po’ la nostra vita.

Ma chi sono stati i grandi artigiani del ciclismo? Quali storie si celano dietro un marchio? Quali nomi hanno segnato l’evoluzione del mezzo in tutto il mondo? Marco Ballestracci che su ciclisti e ciclismo ha scritto romanzi ricchi di passione e poesia, pedala metaforicamente tra botteghe d’altri tempi, artigiani visionari, fabbri dalle mani d’oro e ingegneri iperspecializzati, passando da Tullio Campagnolo a Shozaburo Shimano, dai precursori californiani della mountain bike fino a Keith Haring, artista geniale che firma le ruote lenticolari di una Cinelli cult, da Edoardo Bianchi al genio di Dario Pegoretti, il telaista di Indurain, Bugno, Pantani e Cipollini, cercato anche da gente come il cantante Ben Harper e l’attore Robin Williams. Non importa che siano antri polverosi o laboratori di alta tecnologia, perché se la componente umana è il cuore del ciclismo sportivo, la stessa importanza ce l’hanno i luoghi dove si forgiano pezzi e si modellano telai. Anche lì si nasconde la medesima intramontabile passione.