Libri e bicicletta. Lo scaffale di chi si appassiona alla storia e alle vicende non solo sportive, ma anche politiche e sociali, di un mezzo apparentemente semplice ma che ha attraversato i secoli rimasto sostanzialmente invariato si arricchisce di un nuovo, prezioso volume.


Se infatti rimane un mezzo apparentemente semplice ed elementare (un trapezio di ferro e due ruote che si muovono grazie a una catena), la bicicletta è un’opera di ingegno e maestria costruttiva, soluzioni sperimentali e materiali innovativi che, passando dal ciclismo dei professionisti a quello urbano e cicloturistico, migliorano un po’ la nostra vita.
Ma chi sono stati i grandi artigiani del ciclismo? Quali storie si celano dietro un marchio? Quali nomi hanno segnato l’evoluzione del mezzo in tutto il mondo? Marco Ballestracci che su ciclisti e ciclismo ha scritto romanzi ricchi di passione e poesia, pedala metaforicamente tra botteghe d’altri tempi, artigiani visionari, fabbri dalle mani d’oro e ingegneri iperspecializzati, passando da Tullio Campagnolo a Shozaburo Shimano, dai precursori californiani della mountain bike fino a Keith Haring, artista geniale che firma le ruote lenticolari di una Cinelli cult, da Edoardo Bianchi al genio di Dario Pegoretti, il telaista di Indurain, Bugno, Pantani e Cipollini, cercato anche da gente come il cantante Ben Harper e l’attore Robin Williams. Non importa che siano antri polverosi o laboratori di alta tecnologia, perché se la componente umana è il cuore del ciclismo sportivo, la stessa importanza ce l’hanno i luoghi dove si forgiano pezzi e si modellano telai. Anche lì si nasconde la medesima intramontabile passione.




























