Scienziati e startup sono al lavoro da anni per sviluppare medicinali e tecnologie che garantiscano longevità in salute. Dal Giappone è arrivata la conferma che, in realtà, esiste già la soluzione per vivere meglio e più a lungo, senza il bisogno di lunghe cure mediche. Si chiama bicicletta. L’Università di Tsukuba ha pubblicato i risultati di una ricerca decennale, condotta dal 2013 al 2023 su migliaia di persone, da cui emerge che gli ultra sessantenni che pedalano hanno più probabilità di vivere più a lungo e di non aver bisogno di cure. A beneficiarne sono stati soprattutto le persone che non fanno spesso affidamento all’automobile nei propri spostamenti quotidiani.
Il Giappone, lo ricordiamo, è insieme all’Italia uno dei Paesi più anziani al mondo. L’età media è di 49,9 anni e per fare fronte a una situazione demografica così complessa il ricorso a soluzioni agili e pronte all’uso come la bicicletta può alleggerire la spesa sanitaria e garantire alle persone una migliore qualità di vita.
L’aspetto positivo rimarcato dalla ricerca giapponese è che i ciclisti che hanno iniziato a pedalare durante il periodo decennale di studio hanno riscontrato i medesimi benefici di chi lo faceva da tempo. Segno che l’attività fisica sprigiona bonus fin da subito, a patto che – come spiegano i ricercatori – nel caso della bicicletta il mezzo diventi una “compagna di vita” e venga utilizzato parecchio durante le giornate. Solo così si può pedalare verso la longevità in salute.
Di Giappone parleremo ancora dal momento che dopo l’edizione 2026 a Rimini di Velo-city, il summit globale della mobilità attiva volerà a maggio del prossimo anno ad Ehime, nel sud del Paese del Sol Levante. Come è emerso nell’evento nel comune romagnolo la bicicletta rappresenta a livello urbano un antidoto fondamentale alla sedentarietà e a qualsiasi età garantisce benefici. «Andare in bicicletta – spiegano i ricercatori che hanno pubblicato lo studio – può essere un modo indispensabile per sostenere la vita degli anziani, specialmente nelle aree rurali con reti di trasporto fragili».


























