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Impressioni di Vallonia: in bicicletta lungo la Mosa, tra Dinant e Namur

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Sosta a bordofiume lungo la ciclabile © Michele Bernelli

La ciclabile accarezza il fiume, ne respiri la brezza e i riflessi. Viaggia senza fretta la Mosa, regolata da chiuse che ne governano gli estri. La solcano rare, silenziose canoe e chiatte corrose dal tempo, che borbottano spingendo a riva famigliole di anatre. E senza fretta pedaliamo anche noi, su un tracciato a misura di bici, che alterna sterrato e asfalto, i trenta chilometri che collegano le città d’arte di Dinant e Namur. La cornice è quella verde e mossa così tipica della Vallonia, la metà francofona del Belgio; balze di roccia scura, la pietra mosana dei villaggi e delle chiese romaniche, alcune scolpite a cava, altre usate come parete da arrampicata, alternate al profilo più morbido delle colline e alle macchie a bosco che segnalano l’imbocco delle valli laterali.

Strette lingue di terreno, un groviglio di alberi, nidi e cespugli di fiume, separano a intervalli la corrente stringendo il campo visivo sul percorso; impraticabili all’uomo, queste isole – ciascuna con un nome e un censimento – sono aree naturali sottoposte a tutela ambientale. Lungargine arriva acuto il dialogo tra i migratori e gli uccelli stanziali.

TRENTA CHILOMETRI, IL CUORE PRELIBATO DI UN ITINERARIO DI LUNGA DISTANZA

Una puntuale segnaletica accompagna i cicloturisti © Michele Bernelli
La segnaletica per i cicloturisti © Michele Bernelli

I nostri trenta chilometri sono il cuore prelibato di un itinerario di lunga distanza, che abbiamo testato per i lettori di BC; la Meuse à vélo arriva dal confine francese, dove il fiume corre smilzo e veloce, e dopo Namur piega verso nord-est, seguendo una Mosa irrobustita dalle acque della Sambre, proseguendo verso Liegi e l’Olanda. Spartiacque di un paesaggio dalle due anime: a nord il pays plat, quello cantato da Jacques Brèl, a sud la Vallonia collinare delle abbazie e delle fattorie, della birra e dei castelli, delle memorie di guerra e certamente anche delle celebri classiche del ciclismo.

È uno dei quattro grandi assi ciclabili che la Vallonia ha tirato a lucido in questo 2016, anno della bicicletta: altri due, che si intrecciano come assi cartesiani proprio a Namur, al centro della regione, sono gli itinerari Eurovelo 5, che arriva dal Lussemburgo e prosegue verso Bruxelles, ed Eurovelo 3, che entra dalla Francia nel distretto delle miniere e dell’emigrazione italiana, attorno a Charleroi, segue la Mosa tra Namur e Liegi e poi sconfina in Germania verso Aachen, la romana Aquisgrana. L’ultimo, il Vennbahn, corre per 125 chilometri a est della Vallonia, sulla ‘via verde’ che ha preso il posto della ferrovia che collegava il Lussemburgo ad Aachen.

Su queste direttrici si innestano poi otto itinerari regionali di lunga distanza attrezzati, segnalati e protetti che permettono di spostarsi in totale sicurezza un po’ ovunque in Vallonia, e una rete di 45 Circuits Vélo, in media tra i 20 e i 40 chilometri, che calano il cicloturista nel vivo dei territori e sfruttano in gran parte il tesoro dei RAVel. Acronimo di rete autonoma delle vie lente, la sigla racchiude un intreccio di oltre 1300 chilometri di antiche ferrovie trasformate in percorsi riservati a chi cammina, a chi pedala, a chi va a cavallo.

Le infinite combinazioni di queste tre dimensioni (la lunga distanza; i circuiti regionali; i RAVel e i Circuits Vélo) consentono di modellare una ciclovacanza a misura di tutte le gambe, e di tutti gli interessi.

AI JARDINS D’ANNEVOIE, IN EQUILIBRIO TRA SIMMETRIA FRANCESE E ROMANTICISMO INGLESE

Così abbiamo fatto anche noi; salutando il fiume oltrepassato Bouvignes, a mezza via tra Dinant e Namur (dove una dimora cinquecentesca ospita un curato museo del Patrimonio medievale mosano) per seguire la vallata della Molignée che risale lieve per una quindicina di chilometri verso l’Abbazia di Maredsous tra pascoli e boschi. Per un tratto la ciclabile fiancheggia un binario rimasto al suo posto; ogni tanto uno sferragliare cadenzato e voci allegre annunciano il passaggio, in direzione opposta, di una ‘draisina’, un risciò metallico a pedali che sui binari corre con ruote d’acciaio.

Sul fianco della vallata si trova il villaggio di Falaën, le casette in pietra strette attorno al campanile e alle torri di una fattoria difesa come un castello. Poco oltre, l’abbazia di Maredsous – eretta all’inizio dell’800, passata la sfuriata napoleonica – è tuttora luogo vivo di religiosità ma soddisfa anche i più profani piaceri del cibo: birre e formaggi di propria produzione da gustare in un rilassante dehors tra le ali dell’edificio, un piccolo museo del formaggio.

Qualche curva ancora alla conquista di un altopiano – per non rifare il RAVel appena percorso – e ci si rituffa nella vallata scavata dalla Mosa più a nord, all’altezza dei Jardins d’Annevoie, cresciuti tra Sette e Ottocento attorno a un castello del 1696: 48 ettari solcati per una buona metà da sentieri (la bici è off limits), che stupiscono per l’equilibrio tra la simmetria francese, una monumentalità barocca espressa da statue, giochi d’acqua e fontane, il romanticismo del giardino all’inglese.

Da Annevoie a Namur sono altri 15 km. La ciclabile corre per qualche tratto affiancata alla sede stradale, poi se ne distacca e ritrova il bordo del fiume, un colpo di freno e ci si trova a contemplare il paesaggio da un pontile di legno, le gambe a penzoloni sull’acqua bassa. Accesso diretto, dalla ciclabile, anche al piccolo Museo della Fragola di Wépion: stanzette dense di folklore e di curiosità storiche per un secolare prodotto di territorio, e un giardino che dalla fragola si allarga a tanti altri piccoli frutti, sia locali che esotici. E chi viaggia in primavera tra Namur e Dinant, le fragole se le trova poi servite in tavola in mille varianti e ricette.

DINANT ACCOGLIE ACQUATTATA TRA IL FIUME E LO SPERONE SEVERO DELLA FORTEZZA

Dinant vista dalla fortezza © Michele Bernelli
Dinant vista dalla fortezza © Michele Bernelli

Dinant e Namur, capo e coda di questo placida randonnée fluviale, meritano ben più di una sosta frettolosa. Dinant accoglie acquattata tra il fiume e lo sperone severo della fortezza edificata nel 1501, secolare testimone di battaglie e assedi (ancora nella Grande Guerra, come ricorda il suggestivo allestimento museale Spazio 1914 in cima alla rocca). Una funicolare si impenna alle spalle della gotica Cattedrale e deposita in cima alla rupe, da cui si gode una vista strapiombante sul fiume e sul borgo. Le piazzette, le strette vie e i ponti sulla Mosa sono chiazzati dalle forme allegre di coloratissime sagome di sassofono (qui è nato il suo inventore, Adolphe Sax), e nei week-end estivi estemporanee sessioni musicali animano colazioni e aperitivi sul fiume. C’è anche un museo dedicato; cui si abbina – consigliata per famiglie – la Maison de la Pataphonie, dove la magia del suono nasce da oggetti e materiali di vita quotidiana. Sulla stessa riva di Dinant si raggiunge l’abbazia duecentesca di Leffe, da cui per secoli è uscita una celebre birra (ora le etichette con il marchio sono prodotte altrove, industrialmente). Per visite guidate all’abbazia, che pulsa tuttora di vita monastica, ci si può rivolgere alla Maison de Tourisme a Dinant. Ma chi viaggia con i ragazzi può puntare, in alternativa, alla Merveilleuse: appena fuori città la grotta immerge in un mondo di forme spettacolari, che accompagnano un percorso sotterraneo di circa un’ora.

NAMUR HA IL PASSO SPIGLIATO DEL CAPOLUOGO, BISTROT ATTORNO A CUI FERVE LA VITA SERALE

Verso Namur lo skyline si fa più morbido, annuncia il passaggio verso la Vallonia di pianura; ma la città, alla confluenza tra Mosa e Sambre, dà un ultimo giro alla valle, serrandola in un ricamo di colline su cui emerge, proprio al gomito tra i due fiumi, la cittadella medievale, le mura stellate scolpite sulle balze del terreno. Namur ha il passo spigliato da capoluogo, un centro storico pedonalizzato di gradevole impronta settecentesca, un pugno di eleganti chiese barocche, bistrot e ristorantini attorno cui ferve la vita serale (a proposito di birre, qui impera la blanche, parente più speziata e beverina della weissbier tedesca), una operosa vita portuale, con tanto di regolari crociere sia sulla Mosa, verso Dinant o verso Liegi, sia sulla Sambre. Ma il tutto è all’insegna di un buon vivere flemmatico, ben espresso dal simbolo della città, la chiocciola, scolpita o stilizzata in centro storico con saggia autoironia.

Qui la Mosa si affaccia al piano: si è allo snodo – anche ferroviario – di Vallonia, da cui si diramano le direttrici per Bruxelles, per Charleroi e Mons, per Liegi. Si può scegliere di appoggiarsi al treno per cambiare di colpo scenario; o proseguire lungofiume; risalendo la Sambre verso Charleroi e il distretto di Mons, quello delle miniere e della grande migrazione italiana di metà Novecento, o proseguendo lungo la Mosa nel piano per raggiungere Liegi, con le sue atmosfere inizio Novecento e le memorie del giallista Georges Simenon.