Finora, stando ai media locali citati dalla BBC, sono 900 i ciclisti a cui in Giappone è stata sospesa la patente di guida dopo che la polizia li ha pizzicati in sella con un tasso alcolemico uguale o superiore a 0,15 mg/l. Il calcolo tiene conto dei casi registrati tra gennaio e settembre 2025, con numeri di molto superiori rispetto all’anno scorso. Nel Paese del Sol Levante è stato deciso un inasprimento delle regole contro chi pedala sotto effetto di alcol. Nel 2023 sono avvenuti 72mila incidenti che hanno coinvolto biciclette, oltre il 20% del totale.
Stando alla legge giapponese il ciclista ubriaco incorre nella sospensione della patente di guida perché si presume che la persona potrebbe mettersi alla guida di un mezzo ancora più pericoloso – l’automobile – senza preoccuparsi dei rischi per se stesso e per gli altri. E non è tutto. Il responsabile rischia fino a 3 anni di prigione e una multa di oltre 2.700 euro.
Della stretta in Giappone avevamo già scritto su BC raccontando di come il nuovo codice della strada abbia preso di mira non soltanto i casi di ubriachi in sella, ma anche di chi si fa distrarre dallo smartphone mentre pedala. Le regole prevedono sanzioni anche per chi si fa sorprendere con l’ombrello in una delle due mani, così come per chi viaggia senza luci o brucia i semafori rossi.
Come in altre parti del mondo, l’uso della bicicletta è aumentato in Giappone negli ultimi anni, specie dopo la pandemia. Questo ha spinto le autorità a tentare di ridurre i rischi e i numeri degli incidenti. Il tema della sicurezza in bici è sentito anche nel Vecchio continente: in Olanda, uno dei paradisi europei delle due ruote, dieci anni fa è stato deciso un giro di vite contro chi pedala con lo smartphone in mano.



























