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Polonia in bici tra lagune e foreste alla scoperta della Pomerania Occidentale

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Tracciato gravel nella foresta lungo la Blue Velo polacca - foto © Manuela Lapenta

Po morze, etimo di origine slava, significa “terra sul mare”, ci racconta di frontiere dai confini labili, dove l’acqua è elemento di connessione, più che di separazione. E infatti la Pomerania, mosaico di lagune, canali, foreste e villaggi affacciati sul Baltico, per secoli ha guardato tanto verso la Germania quanto verso la Polonia, nodo di commerci della Lega Anseatica. Ho esplorato, nel mio viaggio in Polonia in bici, la Pomerania lungo la Blue Velo della Laguna di Stettino e la Velo Baltica, tratto polacco dell’Euro Velo 10. In circa 200 chilometri ho affrontato vento contrario, remato su una nave vichinga, gustato colazioni salate, incontrato una divinità slava a tre teste, osservato aquile bianche e raggiunto il Baltico lungo una delle reti ciclabili più sviluppate della Polonia. Ho viaggiato leggera con una bici bici gravel a noleggio, perfetta per i percorsi misti: un dettaglio coerente con il quadro di una meta cicloturistica consapevole.

La ciclovia blu della laguna 

Il mio viaggio in Polonia in bici alla scoperta della Pomerania occidentale è iniziato a Szczecin (l’antica Stettino): distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, oggi presenta un paesaggio urbano  in cui convivono il castello ducale (foto a fianco), edifici storici di mattoni rossi, architetture contemporanee e complessi dell’epoca socialista, sintesi delle stratificazioni che caratterizzano la regione. Da Lubcyna l’itinerario costeggia l’acqua e attraversa aree naturali fino a Stepnica, villaggio di pescatori dove assaggio in una taverna i pierogi, ravioli ripieni di patate e formaggio. Il versante orientale della Laguna di Stettino  coincide con la Blue Velo polacca, itinerario transfrontaliero di 268 km dal fondo quasi interamente gravel, compatto e ben mantenuto. Pedalo in pianura tra pinete, prati e zone umide, in panorami a grandangolo. Prima di raggiungere l’isola di Wolin, uno dei luoghi più iconici del viaggio, supero la riserva di Czarnocin, con i cavalli allo stato semi-brado.

Wolin, tra Slavi e Vichinghi

Wolin fu uno dei più importanti centri commerciali del Baltico medievale, crocevia di popolazioni e culture. Un retaggio che rivive nel Centro degli Slavi e dei Vichinghi, ricostruzione storica con abitazioni, botteghe e imbarcazioni dell’epoca, in cui si incontrano personaggi con abiti, accessori e armi tradizionali. La giornata qui si conclude nel più coerente dei modi: remando su una nave vichinga e pernottando in una capanna, con la luce lunga del nord a dipingere il cielo. Prima di lasciare Wolin vado ad ammirare (foto qui sotto) il panorama dalla torre di avvistamento in legno; ai suoi piedi, la scultura di Triglav, la divinità slava a tre teste che simboleggia il cielo, la terra e il mondo sotterraneo. Una deviazione porta a Lubin, belvedere naturale sul delta della Świna e sulle zone umide circostanti. Il percorso attraversa il Parco Nazionale di Wolin, dove si può osservare l’aquila bianca, che del parco è il simbolo, e procede verso Międzyzdroje, vivace località balneare nota per il molo più lungo della Polonia e per la Walk of Fame; per restare in tema, la ricorderò per un’insalata da Oscar! Sono ufficialmente sulla Velo Baltica, direzione Dziwnów.

La Velo Baltica

Nonostante il nome, la Velo Baltica, parte dell’EuroVelo 10, la grande rete delle ciclovia europee, non corre sempre lungo la costa, ma alterna lunghe sezioni gravel nella natura, piste ciclabili protette, attraversamenti di piccoli villaggi e tratti sulle spiagge di sabbia chiara. Il percorso sorprende proprio quando si inoltra nelle foreste d’alto fusto e nelle zone umide, che raccontano un Baltico più autentico. Seguo la traccia GPX, ma potrei farne a meno: la segnaletica è inequivocabile. Raggiungo Trzęsacz, e dopo una pausa fotografica alle rovine della chiesa medievale sull’orlo della falesia, pedalo alla volta di Niechorze, dominata dal suo iconico faro di mattoni rossi (foto a fianco) . Qui il turismo è più presente e aumentano i ciclisti, ma l’infrastruttura assorbe bene i diversi flussi di mobilità, anche nei centri abitati e nei lunghi rettilinei che portano a Kołobrzeg, città termale con una sorgente di acqua salata, che segna la fine del mio viaggio in Polonia in bici.

Pedalare in Pomerania occidentale

Colpisce, di questo viaggio in Polonia in bici, la qualità complessiva dell’esperienza: le infrastrutture ciclabili (foto qui sopra) sono estese, continue e ben segnalate; lo spazio pubblico è progettato per accogliere varie forme di mobilità, e anche il trasporto ferroviario permette di combinare treno e bicicletta. Serve una certa attenzione all’acqua: le fontanelle pubbliche non sono molto diffuse e occorre fare scorta nei centri abitati. Le variazioni meteo, invece, sono costanti: in un paio d’ore ho affrontato vento fortissimo e lambito un temporale con fulmini all’orizzonte. Una giacca antivento impermeabile è indispensabile. La Pomerania Occidentale offre molteplici interpretazioni: i dislivelli contenuti e le ciclabili protette attirano famiglie e neofiti, mentre i lunghi tratti gravel nelle foreste ingolosiscono anche i bikepackers più esperti. La visione strategica del cicloturismo è molto chiara: la rete ciclabile è supportata da un portale e da un’app molto ben realizzati, con tracce GPX, descrizione dei fondi e informazioni utili per pianificare il viaggio.

Finale con gusto

Una nota conclusiva va alla cucina: le aringhe e il pesce del Baltico sono protagonisti indiscussi della tavola; anche il paprykarz szczeciński (foto a fianco), il tipico paté a base di pesce e paprika, è risultato di un incontro tra culture. Barbabietole e colazioni salate hanno accompagnato il mio viaggio, insieme all’abitudine, molto apprezzata, di servire l’acqua con limone e menta.