Home mobilità ambiente Pubblicità delle auto al bando? Raccolta firme europea, ne servono un milione

Pubblicità delle auto al bando? Raccolta firme europea, ne servono un milione

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Un precedente c’è, e non di poco conto. Anno 1962, quasi mezzo secolo fa, quando una prima normativa ha limitato in Italia la pubblicità di tabacco e sigarette. Il divieto oggi è regolato anche su scala comunitaria, la tutela della salute prevale sulle leggi del marketing. Potrebbe andare così, in futuro, anche per chi attenta alla salute dell’intero pianeta impattando negativamente sul clima. Ban Fossil Fuel Ads. Al bando le pubblicità dei combustibili fossili. E di conseguenza quella prodotti legati all’economia fossile: al bando le pubblicità delle auto, degli aerei, delle navi da crociera.

La sfida è stata lanciata da un ventaglio di associazioni ambientaliste di vari Paesi europei (trovate qui l’elenco dettagliato). La formula scelta è quella dell’ICE, Iniziativa dei cittadini europei: è uno strumento di partecipazione diretta alla politica UE che deve coinvolgere singoli o associazioni di almeno sette Stati. Si traduce in una raccolta firme on line: ne servono un milione nell’arco di un anno perché la Commissione Europea si impegni a discuterne e pronunciarsi. In Italia, la raccolta firme per abolire le pubblicità delle auto è stata lanciata in ottobre da Greenpeace, Fiab, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, ha aderito coinvolgendo anche le associazioni locali in concomitanza con i negoziati internazionali sul clima della COP 26. Si firma direttamente sul sito ufficiale dell’iniziativa, che spiega estesamente le buone ragioni per agire.

A commento, Alessandro Tursi, presidente Fiab, ha sottolineato l’importanza di “sgombrare il campo da false narrazioni che, nonostante l’immane sfida della crisi climatica, continuano a promuovere un sistema di mobilità basato sull’auto privata”. Sfidando le evidenze in termini di salute e qualità dell’aria. Tra le vere soluzioni, la bici: che non produce CO2, non inquina, limita il consumo di suolo e non danneggia la salute individuale e collettiva. Non a caso, negli stessi giorni, Fiab insieme a ECF-European Cyclists’ Federation e altre 60 organizzazioni ha inviato una lettera aperta ai leader e ai governi partecipanti alla COP26 di Glasgow per chiedere di impegnarsi ad aumentare significativamente l’uso della bicicletta quale mezzo alternativo davvero sostenibile per poter centrare gli obiettivi climatici globali.