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Se non decolla il car sharing è un problema. Il caso di Milano

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A Milano e Roma l'85% degli utilizzi.

Se si vuole puntare ancora sul car sharing occorre fare qualcosa perché i numeri recenti suggeriscono che il servizio è in crisi. Milano, la città che prima di tutte ha adottato i servizi a noleggio a partire dalle biciclette, sta assistendo a un ritiro da parte delle società attive nel settore delle quattro ruote. L’ultima in ordine di tempo a ritirare la propria flotta dalle strade è stata Zity, del gruppo Renault. Prima era stato il turno di E+Share Drivalia mentre Enjoy da gennaio permetterà ai clienti di ritirare i mezzi soltanto in punti fissi della città. L’unica che resiste in free floating è Free2Move.

I numeri del car sharing in Italia

Come riferisce l’ultimo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility i servizi a livello nazionale nel 2024 sono calati di sette unità rispetto al 2022. Emerge che soltanto due operatori come Sharenow ed Enjoy hanno concentrato il 70% della flotta di auto in condivisione.

“Anche se un’auto in sharing è utilizzata più intensamente di una privata – si legge nella ricerca – resta comunque troppo poco sfruttata per garantire la sostenibilità economica del servizio. Questo nodo è centrale: un numero ridotto di corse limita i ricavi e compromette anche l’obiettivo ambientale originario del car sharing”. Ed è questo il motivo per cui Milano, la città con il maggior numero di mezzi, sta assistendo a una ritirata dei player.

Rispetto a qualche anno fa il settore si è evoluto e le città sono state al centro di una nuova trasformazione, quella della micromobiiltà. Se è vero che i monopattini in Italia e in Europa hanno di fronte a sè un futuro non facile – Firenze a breve vieterà quelli in sharing – l’offerta per la flotta a quattro ruote sembra non essersi rinnovata ed evoluta.

Come ha riferito Milano Today il comune chiede al mese agli operatori 175 euro per ciascuna auto termica e 45 euro per quelle a batteria. Per far sì che le persone rinuncino al mezzo privato e accettino di spostarsi con uno in condivisione servono una disponibilità capillare, prezzi contenuti e una grande facilità di utilizzo. Il rischio è che, calando il numero delle auto in sharing, le persone tornino a preferire la propria macchina.