Home mobilità città “Spazio pubblico, cambiamo modello”. A Torino l’appello di scuola e università

“Spazio pubblico, cambiamo modello”. A Torino l’appello di scuola e università

554
Ciclabile umana a Torino per proteggere chi pedala sui controviali - foto © Elisa Gallo

Oltre 500 firme in una giornata di tam tam. In una Torino ancora scossa dall’ultimo episodio di violenza stradale, l’investimento mortale di un bambino di sette anni che la scorsa settimana pedalava diretto a scuola su un controviale cittadino con limite di velocità a 30 all’ora, il mondo della scuola e dell’università si è rivolto direttamente al sindaco Lo Russo. Lo ha fatto con una lettera aperta che ha prima firmataria la rettrice dell’Università Cristina Prandi – qui il testo integrale del documento – che invita le istituzioni “a ripensare radicalmente la scala di priorità con cui è gestito lo spazio pubblico”.

In una città in cui oggi la paura è per forza di cose più grande, sottolineano docenti e ricercatori, “serve un modello completamente diverso, serve un cambiamento sistemico che garantisca il diritto umano fondamentale di muoversi in autonomia e sicurezza nel luogo in cui si vive. E serve farlo subito, prima di ritrovarci a piangere un’altra vita spezzata”. Come farlo? “Modificando lo spazio pubblico e accompagnando il cambiamento culturale”.

Prosegue intanto la mobilitazione degli attivisti della bici, con un’iniziativa comune messa in campo da Fiab Torino Bike Pride e, a Milano, dall’associazione Città delle Persone, che due anni fa mise a nudo le dimensioni del parcheggio fuorilegge nel capoluogo lombardo. Alle 19 di oggi, martedì 29 settembre, due presidi simultanei, sotto Palazzo Marino a Milano e sotto il Municipio di Torino, si propongono di tenere alta l’attenzione verso lo stillicidio delle vittime della strada (cinque, divise tra le due città, negli ultimi dieci giorni). Lungi dall’essere una fatalità, sostengono in un comunicato stampa congiunto le due associazioni di attivisti, “sono il segnale di un sistema che non protegge chi si sposta a piedi, in bici o in moto”.

Mettono sotto accusa carreggiate troppo larghe, che invitano a superare i limiti di velocità, la sosta in doppia fila che toglie visibilità agli attraversamenti in cui pedoni e ciclisti sono più esposti. E avanzano una richiesta puntuale, da applicare nelle due città: la traformazione dei controviali “in strade a priorità pedonale e ciclabile effettiva, con segnaletica chiara, elementi di moderazione della velocità, riduzione della sosta”.