Il giro del Ruanda: il ciclismo è uno sport molto amato nella nazione che ospita i mondiali 2025.
Strade. Ci sono quelle bianche delle colline toscane, le strade dell’Eroica, ormai talmente famose e suggestive da arrivare al Parlamento europeo e, soprattutto, di ospitare quella, che in una ventina d’anni, è diventata una grande classica del ciclismo professionistico, vinta da gente come Pogačar, Van Aert, Van del Pool, Cancellara. Di un colore diverso, ma ugualmente affascinante, sono le strade raccontate da Marco Pastonesi, cantore del ciclismo e dei suoi protagonisti, meglio se quelli meno celebrati. Strade nere è il titolo del libro edito da Ediciclo che racconta gli intrecci e il futuro tra l’Africa e la bicicletta.
Strade dei Mondiali
Un futuro che è un presente visto che dal 21 settembre il Ruanda, a Kigali, ospiterà i mondiali di ciclismo, con una prova che, per il suo percorso, è considerata una delle più dure di sempre. Ma per Pastonesi l’Africa è partenza, arrivo, prova di gambe e stomaco, avventura, colore, animali, sorrisi, guai, umanità e orizzonti senza fine. Da lì provengono ciclisti che hanno lasciato il segno nella storia a due ruote. Sulle sue strade alcuni campioni si sono messi in gioco o sono usciti dagli schemi. Bottecchia che là correva per guadagnare, Bartali che là conquistò la prima vittoria internazionale, Coppi che là contrasse la malaria fatale. Ali Neffati che partecipò al Tour de France 1913 con il fez, Ahmed Remadni dato per morto che ringraziò per la pubblicità gratuita, Abdel-Kader Zaaf che al Tour de France 1950 invece dell’acqua bevve cognac e si addormentò. E poi le avventure di Enrico Toti, pioniere cicloturista che, pur con la sua menomazione era riuscito a spingersi fino ai confini del Sudan, le banane di Idrissa Sow, la missione di Jock Boyer, la sopravvivenza di Adrien Niyonshuti, ruandese, che, nella tragedia della guerra fratricida che ha sconvolto il suo paese, ha trovato nel ciclismo la forza di andare avanti, dopo aver perso sei fratelli.
Senza dimenticare, più recenti, Chris Froome, il keniano bianco poi diventato inglese, capace di vincere Giro, Tour e Vuelta e Biniam Girmay, eritreo, primo africano ad aggiudicarsi una grande classica del World Tour, la Gand-Wevelgem 2022 e la classifica a punti nel Tour 2024. Cento grandi storie, di grande scrittura.