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Trasporti sostenibili, il piano delle Nazioni Unite in sei priorità d’azione

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A New York è stato presentato ieri il Piano di attuazione del primo Decennio delle Nazioni Unite per i trasporti sostenibili (2026-2035), proclamato dall’Assemblea generale ONU. Si tratta di un documento di grande interesse e di alta visione (da questo link potete scaricare il testo integrale del piano). Non ha effetti vincolanti sulle normative nazionali ma – oltre all’enunciazione di principi generali – raccoglie 83 impegni già assunti in questa direzione da nazioni e associazioni governative di ogni continente. 

In sintesi, il Piano di Attuazione fissa sei priorità di azione per tutti gli Stati e gli stakeholders. Il primo punto è quello dell’accessibilità universale: l’impegno ad operare perchè sia assicurato a tutte le persone, e non privilegio di pochi, l’accesso ai trasporti sostenibili. Il secondo punto è quello della conversione ecologica: l’invito agli Stati membri dell’Onu è quello di realizzare sistemi di trasporto decarbonizzati, resilienti ed ecologici. Il terzo punto è quello della sicurezza: si tratta di adottare tutte le misure necessarie per rendere più sicuro il sistema della mobilità.

La quarta priorità individuata – sintetizzata con lo slogan ‘città per le persone’ è quella di dare forma alla mobilità urbana incentrata sulle persone e su città vivibili. A seguire, due aspetti meno direttamente correlati, ma su cui l’Onu invita a orientale l’impegno dei singoli Stati. Uno è quello dell’innovazione tecnologica e scientifica finalizzata a sistemi di trasporto più sostenibile; il secondo, nell’era degli scambi globali, è quello di lavorare sulla connettività per migliorare l’efficienza e la sostenibilità della logistica

Due parole in più merita il punto della sicurezza stradale. Su questo filone, il documento dell’Onu pone particolare attenzione al tema della gestione della velocità e del ridisegno delle strade come spazi pubblici. Il Piano, ad esempio, raccomanda di migliorare la legislazione e il controllo sui limiti di velocità, e di dare priorità alla sicurezza di pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili tramite lo “speed management” (riduzione della velocità massima consentita) e il “traffic calming” (interventi infrastrutturali di moderazione della velocità). Un implicito invito a generalizzare, in ambito urbano, quel limite dei 30 all’ora che sinora è pionieristica misura di poche amministrazioni (da ultimo la Grecia).