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Vento tra i capelli. Così Matteo Gamerro affronta in bici la sclerosi multipla

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La vita riserva sorprese non previste. Anche di fronte alle più dolorose ci si può rassegnare o si può reagire con coraggio e determinazione. Come ha fatto Matteo Gamerro. Classe ’79, laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Torino, piemontese di Barone Canavese, una ventina di chilometri a nord di Chivasso. A 19 anni, pieno di entusiasmo e progetti come tutti i ragazzi della sua età, scopre di essere affetto da sclerosi multipla. La sua vita cambia radicalmente, ogni giorno la malattia gli toglie una parte di autonomia e di indipendenza fisica. Ma lui non perde l’entusiasmo per la vita e coltiva la sua voglia di affrontare nuove sfide insieme a tutte le persone che lo circondano, a cominciare dai familiari.

Matteo Gamerro decide così, grazie all’utilizzo di una Joelette e al sostegno degli amici, di intraprendere viaggi in giro per il mondo che lo portano tra il 2015 e il 2019 a percorrere più di 1300 km in cinque percorsi del Cammino di Santiago e della Via Francigena. Nell’estate del 2021 Matteo realizza il suo grande sogno: aprire la Via dell’Angelo, dalla Sacra di San Michele in val di Susa a Monte Sant’Angelo sul Gargano passando da Roma, anche per chi è portatore di disabilità. Grazie al sostegno delle persone a lui più vicine, all’entusiasmo e la collaborazione di associazioni e sostenitori occasionali lungo il cammino, Matteo porta a termine dopo 1200 km l’impresa.

Parte con gli amici più stretti, Matteo. “Mi piacerebbe fosse una cosa un po’ di tutti, perché prima di lasciare questa vita, cosa che spero accada il più tardi possibile, vorrei lasciare un segno del mio passaggio, un’opera che testimoni quanto sia stupenda la vita. Non abbiamo il diritto di sprecarne nemmeno un secondo a lamentarci” ha dichiarato Matteo il suo messaggio si propaga come una eco di valle in valle, coinvolgendo sempre più persone, fino ad arrivare, in alcuni tratti, ad aggregare anche centinaia di uomini e donne che lo seguono e sostengono.

Matteo Gamerro e la ciclovia Vento

Mattia Gamerro e il padre lungo la ciclovia Vento

Dopo un anno di fermo, dovuto a problemi di salute, Matteo cambia mezzo di locomozione: passa alla bicicletta per “sentire il vento tra i capelli”. Compra una bicicletta speciale: un triciclo assistito “Viola-bike” su cui installa la sua sedia a rotelle e comincia a dare forma a un nuovo progetto: percorrere la “Vento”, lunghissima, assolata e pianeggiante ciclovia che collega Torino a Venezia. “Ho acquistato un mezzo assistito (per non far venire un infarto a chi pedala) che consente di trasportarmi, comodamente seduto sulla mia carrozzina, e godermi il panorama pedalata dopo pedalata con un po’ di vento tra i capelli (molto pochi ormai). La velocità non è da capogiro, massimo 25 km/h, ma per ammirare il paesaggio è perfetta.” Per dare forma al progetto della Ven-to, lo staff di Matteo contatta Massimo Tocci, Coordinatore di Fiab Piemonte, i responsabili Fiab di Mantova e Farrara e insieme impostano le tappe del lungo percorso. Matteo (insieme a tutto lo staff dell’organizzazione) sceglie di percorrere il tratto della Ven-to da Cremona fino alla foce del Po. Pedala seguendo il corso del fiume in parte lungo l’argine destro, in parte lungo quello sinistro, attraversandolo su particolarissimi ponti di barche (foto qui sotto).

Per la logistica evidentemente non semplice, Matteo e alcuni suoi accompagnatori hanno a supportro il loro camper, altri alloggiano in agriturismi lungo il percorso. Alla fine sono stati 282 km di fatica e sorrisi, sole e pioggia, – fino al gran finale nello scenario unico del Delta del Po – percorsi insieme ai tanti volontari che si sono uniti anche solo per qualche tappa. Una attenzione e una disponibilità che ha fatto molto felice Matteo Gamerro. “Con questa nuova avventura Matteo ha aperto una nuova possibilità per i disabili: la bicicletta” ha commentato alla fine suo padre Roberto, infaticabile coordinatore della poderosa macchina organizzativa. Le piste sulle quali hanno pedalato sono tutte percorribili anche con un mezzo per trasporto disabili. “Purtroppo – ha aggiunto – non tutte le strutture di accoglienza sono adatte o attrezzate per le nostre esigenze. Ma la via è tracciata, bisogna pubblicizzarla e operare per realizzare una rete di accoglienza adatta sia per i disabili sia per ciclisti normodotati.” Matteo ha messo in pratica quello che autorevoli istituzioni scientifiche sostengono da tempo: qui le buone regole elencate dalla Società svizzera sclerosi multipla.