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Vittime della strada: ciclisti e pedoni tra i più vulnerabili nel bollettino Onu

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I morti nel 2016 per incidenti stradali: uno ogni 30 secondi.

Nel mondo più di un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni. I più a rischio insieme ai ciclisti: in Africa, ad esempio, questa fetta di utenti della strada (contando anche i motociclisti) sono i più vulnerabili in mezzo al traffico. Nel complesso, da inizio anno, vengono stimate 1,3 milioni di vittime della strada dal report “Global Outlook on Walking and Cycling” compilato dall’Unep, l’agenzia ONU impegnata sui temi ambientali, che nello studio in questione ha preso in esame i profili di numerosi stati africani, asiatici e sudamericani.

Con queste cifre sulle morti per incidenti stradali fotografate dal report dell’agenzia Onu, è come da qui al 2030 la popolazione dell’Australia, del Ghana o del Nepal fosse destinata a scomparire. Un’esagerazione? Non per Erick Solheim, l’Executive Director dell’Unep, che parla di un problema globale quando ogni 30 secondi una persona perde la vita in un sinistro.

Del resto, tra le pagine del rapporto Unep sono evidenti le lacune di alcuni paesi africani, asiatici e sudamericani in materia di politiche di mobilità alternativa all’auto: c’è il Kenya, ad esempio, dove su oltre 10 milioni di bambini in età scolare quasi l’11% abita troppo lontano da scuola per raggiungerla a piedi, mentre nello stesso paese africano gli incidenti mortali coinvolgono per il 66% proprio chi cammina e pedala.

Secondo il “Global Outlook on Walking and Cycling” dell’Unep, la diffusione della bicicletta permetterebbe agli studenti, soprattutto a quelli delle aree in via di sviluppo tra Africa, Asia e Sudamerica, un taglio dei tempi di percorrenza casa-scuola di oltre il 75%.E le ricadute, in stati dove non tutti ricevono un’istruzione adeguata, sarebbero positive anzitutto sulla frequenza scolastica, con un incremento di quasi il 20%. A margine, il l’Unep precisa inoltre che il bike to school è tra i fattori che migliorano il rendimento di un quarto dei bambini che lo praticano.

Il tasto è dolente anche per noi europei, e non risparmia le città ritenute all’avanguardia per la ciclabilità. Come a Londra, dove in pochi giorni due italiani expatried, Lucia Ciccioli, 32 anni, e Filippo Corsini, 21, hanno perso la vita mentre pedalavano per le strade della capitale, travolti da due camion. Salgono così a 8 i morti in dieci mesi nel traffico della capitale britannica che il sindaco Sadiq Kahn ha promesso di rendere più sicuro entro la fine del mandato, ponendo limiti stringenti all’ingresso dei mezzi pesanti.