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Marie Curie Nobel in bicicletta

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Curie bicicletta
I coniugi Curie alla partenza del loro viaggio di nozze in bicicletta.

Tra filosofia e scienza c’è sempre stato un rapporto diretto. Che si possa parlare allora, oltre che di ciclo-filosofia, anche di ciclo-scienza? Certo che sì, come dimostra la grande passione per la bicicletta di scienziati come Albert Einstein e Margherita Hack. Sarà bene, però, partire dall’inizio, da un mito della scienza … e della bici come Marie Curie.

Prima donna a ricevere il premio Nobel e primo scienziato ad aggiudicarsene anche un secondo, Marie Curie costituisce una leggenda e una martire del progresso scientifico, perché morì di leucemia a causa della prolungata esposizione al radio, che lei stessa aveva scoperto. Per Marie e suo marito Pierre, pure lui insignito del Nobel, la bicicletta è stata una compagna di vita. La scintilla della passione era scoccata il 26 luglio 1895 quando, appena sposati, i due scienziati avevano investito i soldi dei regali per comprarsi due biciclette nuove fiammanti.

CAPPELLINO DI PAGLIA E FIORI SUL MANUBRIO.MA INVECE DELLA GONNA CALZETTONI E PANTALONI AL GINOCCHIO. ERA UNA VERA CICLOTURISTA

La foto che li ritrae alla partenza del viaggio di nozze è straordinaria. Le bici sono identiche, tutte e due da uomo. Quella di Pierre è dotata di una borsa da viaggio, quella di Marie ha il manubrio impreziosito da una ghirlanda di fiori. Lui indossa giubbotto e calzoni sportivi, ma è l’abbigliamento di lei a stupire. In testa porta un cappellino di paglia, mentre la camicetta sembra studiata apposta per respirare meglio. La novità si intravede però dietro il telaio: invece della gonna lunga, la sposina indossa calzettoni e pantaloni chiusi al ginocchio, mentre ai piedi si notano gli stivaletti. L’esperienza del viaggio fu esaltante, tant’è vero che tutti gli anni i Curie, durante l’estate, lasciavano Parigi e giravano in lungo e in largo per la Francia: Auvergne, Cevennes, Bretagna, Normandia; facevano «escursioni di un giorno intero» che erano «una vera delizia», raccontò in seguito Marie, arrivando «di notte sempre in un nuovo posto ».

NON RINUNCIÒ A PEDALARE NEMMENO QUANDO ERA INCINTA DI SETTE MESI. DALLA BRETAGNA PERÒ TORNARONO IN FRETTA A PARIGI PER PARTORIRE

Non rinunciarono alle vacanze in bicicletta nemmeno nell’agosto 1897, quando lei era incinta di sette mesi; partivano spensierati verso il mare della Bretagna come se nulla fosse; ci vuol poco a capire che furono costretti a rientrare precipitosamente a Parigi, dove il 12 settembre nacque la primogenita Irène. Le cose non andarono altrettanto bene nel 1903; Maria era di nuovo incinta di cinque mesi, e forse per colpa di una gita in bici, ma molto più probabilmente delle fatiche e delle radiazioni del laboratorio, si sentì male e partorì una bambina che morì dopo poco.

Ma il vero dramma, dal triste significato simbolico, attendeva di lì a poco Pierre; il 19 aprile 1906, mentre a piedi camminava per le strade di Parigi, era stato travolto da un carro merci trainato da due cavalli ed era morto sul colpo col cranio fracassato. Un Nobel vittima della strada, incredibile! Marie riuscì a superare la depressione solo grazie al lavoro e col tempo affievolì il suo vecchio amore per la bici. A differenza di Einstein, Marie imparò a guidare l’automobile, ma lo fece solo per spostarsi al fronte durante la prima guerra mondiale con un’ambulanza sulla quale aveva istallato un laboratorio mobile di radiografia. Continuò a guidare anche nei suoi ultimi anni a Parigi, ma, da vecchia ciclista, era un’ «automobilista prudente» come racconta la seconda figlia Eve nell’affascinante biografia della signora Curie.