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Rider chi sei? Una ricerca a Milano su un popolo precario e sotto ricatto

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Il 40% dei corrieri in bicicletta a Milano arriva da un paese africano. Scarsa la conoscenza del Codice della strada.

Solo uno su tre è italiano, il 40% è di origine africana. Il 50% viene inquadrato come lavoratore autonomo professionale. È l’identikit sui rider milanesi che esce dalla ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano sul magmatico mondo dei corrieri in bicicletta.

Secondo lo studio le principali problematiche della categoria riguardano sia la scarsa consapevolezza che questi lavoratori hanno dei contenuti del proprio contratto, sia l’assenza di formazione da parte delle aziende su lingua e norme del Codice della Strada: uno su quattro infatti conosce poco l’italiano.

«La situazione forse è addirittura più problematica di quanto non dicano i nostri numeri – ha commentato Paolo Natale del Dipartimento di Studi sociali e politici, curatore della ricerca insieme a Luciano Fasano – Quando arriveremo al 10% di rider intervistati attivi su Milano la nostra ricerca sarà sufficientemente rappresentativa». Anche se, come raccontiamo qui, qualche realtà positiva esiste. Per raccogliere i dati sono state fatte 218 interviste con questionari a risposta chiusa tra novembre e gennaio in diverse zone del centro.

La maggior parte degli intervistati coinvolti lavora per Deliveroo (41%), seguiti dai colleghi di Glovo (20%), Uber Eats (14%) e Just Eat (11%). L’attrezzatura fornita dalle aziende, come lo zaino per il trasporto del cibo, è spesso scadente; il 59% ha dichiarato di aver avuto soltanto un contratto di lavoro; lo studio ha riscontrato anche la diffidenza nei confronti dei sindacati, forse intimoriti da possibili ritorsioni da parte dei ‘datori di lavoro’.

La ricerca è servita all’assessorato alle Politiche del lavoro di Milano per organizzare un tavolo con sindacati e piattaforme dove discutere sulla qualità del lavoro dei rider.