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10 attacchi alla mobilità ciclistica. Stanno nel Ddl Salvini che riforma il Codice della Strada

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ddl salvini

Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ne ha fatto una questione di tolleranza zero. Tolleranza zero contro chi guida con il cellulare in mano o sotto effetto di alcolici. Ma al netto di misure di buon senso c’è tutta un’altra parte del Ddl appena approvato dal Consiglio dei Ministri sulle modifiche al Codice della Strada che fa compiere al Paese un enorme passo indietro in materia di sostegno alla mobilità attiva, come denunciano le associazioni riunite sotto la piattaforma Città30Subito.

Tra loro c’è anche la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, che ha contribuito a individuare i dieci attacchi alla mobilità ciclistica previsti nella legge. Secondo i promotori, “è scientificamente provato che per migliorare con risultati certi la sicurezza stradale è necessario impegnarsi concretamente sull’incentivazione della mobilità attiva e sostenibile, come accade in Europa ormai da un decennio. La proposta di legge presentata del Ministro Salvini va invece nella direzione opposta”.

Passiamo dunque in rassegna i dieci attacchi alla mobilità dolce. Si parte con i primi cinque che andranno a disincentivare l’utilizzo della bicicletta:

  1. La corsia ciclabile è realizzabile solo in casi specifici, in subordine alla pista ciclabile, è possibile disegnarla soltanto a destra.
  2. Viene ridotto il doppio senso ciclabile: è consentito solo in subordine alla pista ciclabile e salta l’obbligo per gli automobilisti di dare la precedenza alle bici in caso di strada stretta.
  3.  Ridotto anche il ricorso alla casa avanzata: la “zona di attestamento ciclabile” di fronte ai semafori, senza dover attendere il verde respirando i gas di scarico, diventa possibile solo su carreggiate con un’unica corsia di marcia.
  4.  La strada urbana ciclabile viene peggiorata dal momento che il DDL cancella la segnaletica orizzontale.
  5.  Viene inserito il metro e mezzo di distanza per sorpassare le bici mentre si guida: ma solo se le condizioni della strada lo consentono. Di fatto, una norma inapplicabile sin dal suo nascere.

Le associazioni hanno poi evidenziato altri cinque attacchi alla mobilità sostenibile in generale previsti nel DDL Salvini:

  1. L’obbligo di casco, assicurazione e targa per i monopattini è frutto di una campagna ideologica che non migliorerà la sicurezza, ma disincentiverà l’utilizzo di questi mezzi elettrici fondamentali negli spostamenti dell’ultimo chilometro.
  2.  Il Ddl depotenzia il ricorso agli autovelox.
  3. Viene ristretta la possibilità di istituire Ztl, anche semplici (non tariffate), dal momento che devono sussistere contestualmente (e non più alternativamente come ora) esigenze sia di prevenzione dell’inquinamento sia di tutela del patrimonio storico, artistico e ambientale.
  4. Nelle aree a sosta regolamentata (Ztl a parte) viene introdotta una condizione rigida di almeno il 20% di stalli auto gratis a strisce bianche per strada.
  5. Viene prevista l’applicazione di una sola multa al giorno anziché per ogni violazione per gli accessi non autorizzati e per divieto di transito. Il Ddl Salvini restringe inoltre la possibilità di controllo elettronico in uscita da zone e aree limitate e per le violazioni al solo passaggio col semaforo rosso.