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C’è abbastanza bici nel PNRR? Un confronto tra Italia e altri piani europei

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PNRR

Secondo l’European Cyclists’ Federation l’Italia è tra i sei paesi che sono stati più attenti alle politiche bike friendly nei piani sinora consegnati all’UE per ottenere i fondi del Next Generation EU. Come si riassume sul sito ufficiale, Roma ha in cantiere la realizzazione di 1200 km di piste dedicate al cicloturismo e 570 km rivolte alla mobilità urbana tra bike to work e bike to school.

Nel complesso il nostro paese ha deciso di investire con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) 600 milioni di euro su bicicletta e infrastrutture ciclabili. Una cifra che in termini assoluti la pone al vertice dei paesi i cui piani sono stati giudicati “buoni” dall’European Cyclists’ Federation (gli altri sono Belgio, Francia, Romania, Slovacchia e Lettonia). Ma che si ridimensiona se valutata in percentuale sull’ammontare dei fondi concessi dalla UE. Il nostro 0,3% sul totale del PNNR scompare di fronte all’8% sul totale del piano del Belgio, Paese già più avanti in fatto di ciclabilità; ed è inferiore alla percentuali destinate alla mobilità ciclistica da Slovacchia (1,6%) e Romania (0,85%).

Dopo un anno dallo scoppio della pandemia sono comunque molti i paesi e le città che si sono distinte in politiche bike friendly. Ma a guardare la tabella disponibile sul sito di ECF si scopre che tra i Paesi dove non si sarebbero fatto i compiti a casa per la mobilità ciclistica ci sarebbe anche la Germania, paese storicamente sensibile a questo ambito dei trasporti. Nel piano di Berlino, infatti, sono previsti incentivi per l’acquisto di auto elettriche o ibride per 3,2 miliardi di euro mentre, stando a ECF, mancherebbero bonus per le e-bike.

Di bicchiere pieno solo a metà, per l’Italia, parla anche FIAB, che sottolinea alcuni aspetti chiave da migliorare. Se è vero che le risorse per la bicicletta del PNNR sono notevoli, «si tratta comunque di cifre modeste in termini percentuali: meno del 2% del solo capitolo infrastrutture del Piano – ha sottolineato il presidente della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Alessandro Tursi –  Il cambio di passo si vede ma non è ancora così netto come la situazione richiederebbe. Ai finanziamenti straordinari dovrà far seguito, per il futuro, la previsione di una quota stabile e ben definita per la ciclabilità sul totale delle risorse per le infrastrutture».