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Ciclabile della Ghisolfa, a Milano l’ultima pista pop up. Intervista a Marco Mazzei

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Non è durata molto l’ultima ciclabile pop up disegnata nella notte tra martedì 11 e mercoledì 12 luglio a Milano, sul ponte della Ghisolfa. La strada è stata più volte oggetto di iniziative della cosiddetta guerrilla biking. Azioni pacifiche che tentano di sensibilizzare gli automobilisti, ma soprattutto la politica locale sull’urgenza di piste che mettano in sicurezza il passaggio di chi pedala. La striscia gialla tracciata sull’asfalto nei giorni scorsi è stata cancellata poche ore dopo dal Comune, riaccendendo la discussione tra associazioni, cittadini e amministrazione. Il comitato “Non vediamo l’ora” ha commentato per voce di Silvia Di Stefano: “Ci piacerebbe che il Comune avesse la stessa efficienza e celerità nel realizzare una pista ciclabile autorizzata“. BC si è rivolta a Marco Mazzei, storico attivista milanese e consigliere comunale di maggioranza, per capire tanto la necessità di una ciclabile sul ponte della Ghisolfa, a nord della città, quanto la complessità del progetto.

“La storia di questa ciclabile si potrebbe riassumere come un gran pasticcio. Su quella pista si sono concentrate una serie di circostanze negative – spiega Mazzei -. Prima ha vinto il progetto dentro il bilancio partecipativo, che però poi è stato annullato”. La criticità maggiore che ostacolerebbe la realizzazione di questo tracciato è la presenza del filobus che corre lungo il cavalcavia, l’unica via di comunicazione per spostarsi tra una parte e l’altra di Milano. “Quello è un nodo cruciale della città, è un punto di attraversamento di due quartieri che non si può evitare”. Una zona non periferica, ma piena di scuole, attività, residenze. Secondo Mazzei “il progetto è comunque complicato. Non è che non c’è la ciclabile perché non la si vuole fare, ma perché prima la progettazione e poi i tempi tecnici sono molto lunghi per eventualmente rifare tutta la linea del filobus”.

In attesa di una ciclabile a norma sul ponte della Ghisolfa a Milano quello che secondo Mazzei si dovrebbe fare per il ponte della Ghisolfa (ma non solo) è una campagna di sensibilizzazione oltre all’introduzione di autovelox mobili che convincano gli automobilisti a ridurre la velocità e a garantire maggiore sicurezza per quei ciclisti che non possono fare a meno di pedalare sul cavalcavia, nonostante la pericolosità della strada. A Milano, lo ricordiamo, da inizio anno sono morte quattro persone mentre stavano pedalando.

Milano città 30 è un progetto che non può non partire da questa emergenza stradale. A questo proposito è stato lo stesso consigliere Mazzei a proporre lo scorso gennaio un ordine del giorno a riguardo, approvato dal Consiglio comunale, per chiedere alla Giunta Sala di far diventare Milano una città 30 dal 2024. “Su questo tema tornerò a lavorarci in maniera intensa da settembre. Nel frattempo bisogna far capire che la velocità in ambito urbano non è un valore. Molti incidenti, a velocità più moderate, non avrebbero conseguenze mortali”.

Sugli episodi di guerrilla biking infine Mazzei ha le idee chiare. “Penso tutto il bene possibile. Tutte le azioni che fanno pressione in modo intelligente su chi è al potere secondo me sono utili. Ogni volta che si disegnano queste ciclabili pop up improvvisate è incredibile vedere gli automobilisti che le rispettano come se fossero infrastrutture regolari”.