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Libri di bici: 5 consigli per l’estate tra campioni, gregari e insolite cicloturiste

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Estate tempo di un buon libro. Riviste, quotidiani, siti vari sono prodighi in questo periodo di suggerimenti su cosa leggere, e anche BC, che non vuole peccare di snobismo si adegua. Ecco i cinque nostri libri di bici per l’estate, consigli per una buona lettura all’insegna della bicicletta, da accompagnare magari con una adeguata colonna sonora.

Bistecche e omicidi

Ce ne è di ciccia letteraria (omicidi, appostamenti, armi segrete) e letterale (le Bistecche alla Fiorentina, il sushi di carne, il Tonno del Chianti) nel primo dei nostri libri di bici: Il mistero della Finocchiona a pedali, giallo di facile lettura che si snoda attorno a un misterioso killer di ciclisti. E non poteva essere diversamente visto che a scriverlo, con l’amico Alessandro Rossi direttore dell’edizione italiana di Forbes, Dario Cecchini da Panzano in Chianti, forse il macellaio più famoso di Italia, celebrato da Netflix, che ha fatto della sua bottega una delle tappe consigliate dalle guide di mezzo mondo. C’è un assassino che si aggira tra le strade e i boschi facendo strage anche di cinghiali e caprioli, ci sono due investigatori improvvisati (Dario e Alessandro) e una maresciallo dei carabinieri vero, ma c’è soprattutto il ritratto divertito e divertente di un’intera comunità, quella di Panzano che si mobilita per la caccia al killer. Fulcro dell’intera storia è naturalmente la macelleria di Cecchini, perché in paese non c’è notizia, voce o indiscrezione che non arrivi subito alle sue orecchie. Il tutto condito da personaggi che sembrano usciti da uno sketch di Zelig ma sono tremendamente reali e da una scrittura nel “toscanese” più puro che al politicamente corretto lascia davvero ben poco.

Dario Cecchini, Alessandro Mauro Rossi, Il mistero della Finocchiona a pedali, Giunti.

 

L’Italia del Giro

Antonio Carpenè, friulano di nascita ma veneto, anzi coneglianese d’adozione, è uno dei padri del nostro patrimonio vitivinicolo. Garibaldino e scienziato (documentata la sua collaborazione con Luigi Pasteur, ha dato vita alla prima scuola di enologia e dai suoi studi sulla spumantizzazione è nato quel Prosecco le cui colline al pari di quelle di Valdobbiadene sono state certificate dall’Unesco come tesoro dell’umanità. Antonio Carpenè è uno dei tanti personaggi che si incontrano tra le pagine di Ho fatto un Giro, il diario poco sportivo ma molto cultural-gastronomico-anedottistico che Gino Cervi ha steso lungo le tappe di un Giro che rimarrà nella storia. Quello del 2020, della pandemia, della Corsa Rosa che da festa di maggio – come la battezzò Orio Vergani – si trovò di colpo, in un autunno dalle strade svuotate dal pubblico, a fare concorrenza alle grandi classiche del Nord.

Cervi è giornalista e scrittore dai solidi studi letterari e dalla felice curiosità che lo porta a uscire dai percorsi troppo frequentati. E così questo “Giro dell’incertezza e dell’inquietudine” che proponiamo tra i nostri libri di bici è stata l’occasione per raccontare un’Italia fatta da Petrarca e da Fellini, dall’Arnaldo Pambianco da Bertinoro che sullo Stelvio fa secco Anquetil e quasi non ci crede, al Girolamo Ortis, studente di medicina che per amore si uccise a coltellate e che Ugo Foscolo consegnò alla memoria collettiva con il nome di Jacopo. E con loro Rodolfo Valentino e Peter Sagan, Pellegrino Artusi e Felice Gimondi, Empedocle, Pantani e Mario Zangrando -chi era costui?-  vicepresidente dell’Unione sportiva sondriese, uno per tutti a rappresentare  la forza e la vivacità di una base su cui si regge lo sport italiano. Duecento e passa pagine che corrono veloci come un cronometro, storie, vittorie e sconfitte di un’Italia “che nonostante tutto continua ad aspettare il Giro che parte, che passa, che arriva.

Gino CerviHo fatto un Giro -Diario di una corsa fuori stagione, Touring Club Italiano.

Occhi di vetro e sigarette d’oro

Bici e libriAnche se nessuno conosce i loro nomi hanno scritto le pagine più belle della storia del ciclismo. senza di loro, Guerra, Girardengo, Bartali, Coppi, Moser e Pantani non ci sarebbero stati. Sono loro, come giannizzeri, a proteggere i loro capitani in mezzo al gruppo, loro a sputare l’anima per riportarli in gruppo dopo una foratura o durante una cotta, loro ancora, più semplicemente a riempire le borracce alle fontanelle, quando ancora esistevano, le fontanelle. Elogio del gregario è una raccolta di ricordi e testimonianze in presa diretta che Marco Pastonesi ha raccolto da giornalista che ha sempre voluto leggere le corse partendo dall’ultimo arrivato. Quasi una missione la sua, che consegna alla memoria storie di speranze e di sofferenza, di vittorie sfumate all’ultimo chilometro, di distacchi in classifica generale che se non si misurano in giorni poco ci manca. Storie che partono da lontano, quando spezzarsi la schiena sui pedali era meglio che farlo nei campi e che arrivano a un oggi dove, a fine carriera, si riesce a comprare casa, aprire una negozio, darsi al vino, nel senso di produttore.

Pagine con protagonisti che sembrano usciti da un romanzo horror, come Honoré Barthélemy che nel Tour del 1920 perde un occhio dopo una caduta, finisce la tappa e a Parigi finisce ottavo, se ne mette uno di vetro, continua a correre anche se ogni tanto deve fermarsi per toglierlo e pulirlo. O da una puntata di Scherzi a parte, come capita a Antonio Negrini che in Germania sprinta, vince un traguardo a premi e porta a casa 6mila sigarette con il boccalino d’oro. Lui che non fuma fa felice tutto il suo paese, Molare nell’Alessandrino, che quando andava bene si trovava in saccoccia una nazionale senza filtro. Ci sono Alan Marangoni che l’unica volta che vince è nell’ultima corsa da stipendiato, Luciano Succi che stravolto alla fine di una Sanremo si butta in una vasca da bagno, tutto vestito con ancora i tubolari a tracolla, la vasca pronta per Bartali che non la prende benissimo e Nunzio Pellicciai che a una cronometro del Giro 1961 va così forte che la giuria non ci crede, l’accusa di aver barato e lo squalifica per tre mesi. Storie. Tante storie. Tutte da leggere. Come diceva Sergio Zavoli, che di storie e di libri di bici  se ne intendeva “le più ricche e sorprendenti le ho sempre sapute dai gregari, che mi parlavano della vita in generale, e mai dai campioni, che invece mi parlavano della loro vita in particolare”.

Marco Pastonesi, Elogio del gregario, Battaglia.

Il viaggio è servito

Se il fine ultimo della lettura è invece quello di preparare una ciclovacanza d’estate, tra i libri di bici nulla di più indicato del grande affresco ciclabile di Bici Italia, curato da Antonio Dalla Venezia, che ha selezionato venti itinerari, più di 100 tappe giornaliere, oltre 6500 km di ciclovie – da nord a sud, isole comprese – dimostrando che in Italia, e grazie al ventennale lavoro che ha strutturato la rete Bicitalia, non solo si può pedalare, ma ci si immerge in pieno – soste di gusto comprese – nella biodiversità naturale e nella ricchezza culturale del nostro paese.

La scelta comprende percorsi per tutti, da quelli per esperti cicloviaggiatori a quelli per famiglie. Le indicazioni essenziali sul percorso comprendono quelle sulla ciclabilità e quelle su monumenti, siti storici, ambienti naturali attraversati. Tappa per tappa, il libro dà anche consigli utili – già testati dai cicloturisti Fiab – per il pernottamento e il ristoro. Una cartografia chiara ed essenziale orienta il lettore; che può poi registrarsi sul sito di Ediciclo e avere accesso a tutte le tracce gps dei percorsi proposti.

Antonio Dalla Venezia, Bici Italia, Ediciclo.

 

Incontri on the road

C’è poi chi preferisce farsi ispirare, al momento di scegliere mete per l’estate, dal racconto dei cicloviaggiatori: per loro, tra i libri di bici scegliamo Cicliste per caso, l’Italia raccontata dal sellino di Silvia Gottardi e Linda Ronzoni: una scrittura ironica e appassionata, lontana da ogni retorica di viaggio e ricca di quelle notazioni spicciole che sono il sale di ogni giornata vissuta in bicicletta.

Il loro percorso ha preso le mosse come ideale omaggio ad Alfonsina Strada, pioniera della parità di genere nello sport: e i 3700 km del vagabondaggio in bicicletta di Silvia e Linda – che invitano anche alla lettura del loro blog Cicliste per caso – sono intessuti di soste e incontri con donne che di Alfonsina replicano, nei campi più diversi, lo spirito libero e tenace. Le quattro rocker del gruppo Testharde, “che quando arrivano per un concerto gli uomini vogliono accordare gli strumenti e loro gentilmente devono dire che sanno farlo da sole”. Dora la solitaria, che da quarantasei anni si occupa del santuario della Madonna dell’Arno, a Lauria Superiore. Isabella della Ragione, che a due passi da Città di Castello ha fatto dell’archeologia arborea la sua missione, e ha creato un frutteto per dare ospitalità e vita a piante dimenticate. E tante altre donne, legate da un filo conduttore che comunica idee forti con penna leggera, di certo memore dei diari di viaggio del grande viaggiatore, grande scrittore Bruce Chatwin.

Silvia Gottardi e Linda Ronzoni, Cicliste per caso, Ediciclo.