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Piste ciclabili, chiusure abusive nel Parco del Ticino

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I Carabinieri hanno rimosso addirittura new jersey in cemento che ostruivano il passaggio ai ciclisti. Nel Parco del Ticino un caso di cronaca interessa proprio la pista che attraversa questo polmone verde tra Piemonte e Lombardia, in località Oleggio – nel novarese – dove le autorità hanno rimosso perfino cartelli abusivi che da anni scoraggiavano il passaggio delle biciclette. Come si legge sulla stampa locale l’operazione è stata fatta per restituire questi terreni alla cittadinanza. All’interno di una cascina sono stati ritrovati i cartelli che erano stati installati dall’Ente per indicare la ciclabile. Due imprenditori sono stati denunciati.

Nel novarese il caso delle ciclabili “chiuse” era stato segnalato anche da diversi ciclisti che, passando lungo la ciclabile, in passato avevano ricevuto minacce. In risposta all’operazione di metà marzo si è espressa Insieme nel Parco attraverso la pagina Facebook, dove questa associazione si presentata come una realtà fondata nel 2018 da imprenditori “che trovandosi in difficoltà ad affrontare problematiche comuni legate al territorio, decisero di unire le loro energie per meglio gestire la tutela dei loro diritti ed alleggerire la pressione che queste controversie creavano”.

Sulla pagina l’amministratore ha pubblicato la sua versione dei fatti, presentando quelle che in questi anni definisce come “incursioni di molti ciclisti maleducati che invece di chiedere informazioni in merito alla situazione ed eventualmente rivolgersi alle autorità per riottenere un loro diritto se leso entravano prepotentemente vantando un diritto che neppure l’Ente del Parco del Ticino aveva vantato”.

Adriano Fontaneto, Presidente del Parco del Ticino, ha spiegato a BC la posizione dell’Ente: «Quelli in questione sono percorsi pubblici. Le proprietà possono avere le loro ragioni, ma è importante ristabilire una continuità negli itinerari ciclabili all’interno del Parco». La zona è infatti molto frequentata dai cicloturisti (il percorso è quello del Canale Cavour, da Torino a Milano). «Siamo molto preoccupati – ha detto Giulio Rigotti di Fiab Novara – Nelle prossime settimane monitoreremo sicuramente la pista per capire cosa sta succedendo».