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500 milioni l’anno da qui al 2030. Petizione per fare dell’Italia un Paese per bici

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Pista ciclabile a Mestre - foto © Paolo Carpenedo

Non è un Paese per bici. Il titolo è categorico. Riassume una densa mole di studi e dati messi insieme da Clean Cities, Fiab, Kyoto Club e Legambiente. Mostrano che l’Italia, sul piano della ciclabilità, continua ad essere un fanalino di coda nel contesto europeo. Le città italiane hanno una media di 2,8 chilometri di piste ciclabili per 10mila abitanti (dati Istat): ben distanti dalle città più virtuose come Helsinki (20 km/10mila abitanti), Amsterdam (14) o Copenhagen (8). Il divario resta anche se si considera la densità delle ciclabili nello spazio urbano: dove Torino e Milano (rispettivamente 164 e 161 chilometri di ciclabili per 100mila metri quadrati di superficie) sono ben lontani dai 607 di Helsinki, dai 554 di Copenhagen e dai 552 di Amsterdam.

Il dato che colpisce maggiormente nel report Non è un Paese per bici è che l’Italia investe nell’auto quasi 100 volte più che nella bicicletta: 98 miliardi di euro per il settore automotive e le infrastrutture stradali contro il miliardo e poco più diviso tra bonus bici e ciclabili urbane ed extraurbane. Tendenze che fanno a pugni con l’impegno, che l’Italia condivide con l’Unione Europea, di ridurre le proprie emissioni climalteranti del 55% entro il 2030. Il report mostra come, per colmare questa distanza tra Italia ed Europa, servono da qui al 2030 16mila chilometri di ciclabili in più, e un investimento di almeno 3,2 miliardi di euro nell’arco dei prossimi sette anni. Le quattro associazioni ambientaliste si rivolgono al MIT, Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e al Parlamento, chiedendo di approvare un piano straordinario di investimenti per la ciclabilità nella prossima legge di bilancio, con uno stanziamento annuo di 500 milioni di euro fino al 2030.

I 3 miliardi di euro o poco più necessari per rendere le nostre città ciclabili, fa notare Claudio Magliulo, responsabile italiano della campagna Clean Cities “sono quanto stiamo spendendo ogni tre mesi per abbassare un pochino il prezzo di diesel e benzina”.  E il responsabile del Centro studi nazionale Fiab Raffaele Di Marcello ricorda come il recente Piano generale della mobilità ciclistica abbia ribadito la possibilità di usare altre tipologie di percorsi, oltre alle piste ciclabili: “le indicazioni contenute nel report possono aiutare a colmare le carenze che il nostro Paese ha accumulato negli anni. Con l’obiettivo di passare dalle piste ciclabili a città a misura di ciclisti.”

A supporto della loro azione Clean Cities, Fiab, Kyoto Club e Legambiente hanno lanciato la petizione Vogliamo città ciclabili. Firmarla è un piccolo gesto per un futuro migliore. Anche nella direzione di ridurre la piaga della violenza stradale, su cui si è espresso nei giorni scorsi con toni accorati anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questo invece il link per scoprire il network e le attività di Clean Cities, coalizione europea di oltre 70 Ong, associazioni ambientaliste, movimenti di base e organizzazioni della società civile che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030. Infine, qui potete scaricare il documento integrale del dossier Non è un Paese per Bici.