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Ciclisti più attenti al bene comune. Adesso lo certifica anche uno studio

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Utenti più responsabili sulla strada, ma soprattutto cittadini più attenti a quello che riguarda la collettività in tutte le sue accezioni. Sono i ciclisti cosi come escono da uno studio condotto dal Journal of environmental psychology che ha regalato una conferma scientifica a quei comportamenti che sono una costante in chi si muove regolarmente in bicicletta.

Bene comune, i quattro fattori

Non si tratta quindi solo di attenzione alla questione ambientale, ma al bene comune in senso più ampio che comprende anche la sfera politica, economica, delle relazioni individuali. Quei quattro fattori che lo studio definisce come partecipazione politica, partecipazione sociale, solidarietà di vicinato e disponibilità al vicinato. Tutti elementi che risultano meno presenti negli automobilisti più o meno incalliti.

“In tutti i modelli analizzati, andare in bicicletta piuttosto che guidare è stato associato positivamente all’orientamento al bene comune”, ha rilevato lo studio. In altre parole emerge che il ciclista ha una visione della collettività più sentita, nella quale il benessere individuale è parte integrante di quello collettivo.

La bicicletta è stata l’unica variabile  – continua la ricerca – che rappresentava un predittore positivo significativo per tutti e quattro gli aspetti dell’orientamento verso il bene comune dopo aver tenuto conto di variabili potenzialmente confondenti  come la proprietà della casa, il reddito personale, l’istruzione, il sesso”.

L’automobilista non riesce ad interagire con l’ambiente che lo circonda.

Una conseguenza del diverso spazio in cui si trova coinvolto il ciclista  (e anche il pedone) e l’automobilista. Mentre infatti chi va in bicicletta interagisce con l’ambiente che lo circonda, ne percepisce, i suoni, i colori e gli odori, l’automobile per la sua stessa conformazione isola il conducente.“Nessuna interazione con l’ambiente spaziale può avvenire dall’interno di un’autovettura perché i fondali acustici e gli odori della città non vengono catturati e gli edifici caratteristici o gli artefatti urbani sono ridotti a due dimensioni da una percezione dall’interno attraverso il parabrezza dell’auto – sintetizza lo studio, che continua – l’interazione con l’ambiente spaziale oltre i canali visivi avviene principalmente nel punto di origine e di destinazione, e ci sono poche opportunità di interazione tra il conducente e l’ambiente durante il percorso, come quando si ferma a un semaforo o in piedi in un ingorgo”.

Ciclofficine e pedalate solidali

In altre parole non è una caso che crescano, e non solo in Italia, non solo le ciclofficine che hanno l’inclusione di stranieri o di soggetti svantaggiati come obiettivo della loro attività o le pedalate solidali, quelle di un singolo o di un gruppo che mettono al centro della loro esperienza in bicicletta un tema di interesse comune, che sia la questione della pace o della lotta a qualche malattia, la denuncia degli effetti perversi del cambiamento climatico e il dramma della povertà.