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Bike to work: a Philadelphia ti rimborsano le spese per i materiali di consumo

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Ci sono i comuni e le imprese che anche da noi stanno testando i vantaggi del rimborso chilometrico, un incentivo alla mobilità dolce che ingrossa il portafoglio alla fine dell’anno. Ma come assicurarsi che quei soldi rientrino in un circolo davvero bike friendly? All’Università della Pennsylvania di Philadelphia questa domanda se la saranno pur posta prima di lanciare il nuovo programma rivolto ai pendolari in bici. E infatti a loro daranno fino a 240 dollari (220 euro circa) l’anno per tutte quelle spese che riguardano solo e soltanto la bicicletta.

Sì: le luci, ricambi vari, tutto pagabile grazie a un rimborso che l’Università della Pennsylvania pagherà ai propri dipendenti full-time che dimostreranno di ricorrere alla propria bicicletta per almeno la metà dei giorni lavorativi. A Philadelphia partirà a gennaio il programma che non improvvisa nulla, ma prende linfa dal Bicycle Commuter Act, legge federale promulgata nel 2008, finora però poco adottata dai datori di lavoro statunitensi, che garantirebbe – carta canta – fino all’equivalente di 18 euro al mese per coprire quelle piccole spese che il ciclista urbano ritaglia per il proprio gioiello a due ruote.

Il rimborso che ciascun dipendente dell’Università della Pennsylvania avrà alla voce di spesa “la mia bicicletta” vale anche come valorizzazione dei pendolarismo in sella, Massarosa docet, un’alternativa sostenibile spesso vista dall’alto in basso da chi si sposta coi mezzi pubblici o in macchina. A questi l’università statunitense già dedica delle agevolazioni, ad esempio, sui parcheggi. Mentre a Philadelphia il numero dei ciclisti è aumentato con gli anni, secondo League of American Bicyclists, anche grazie alle politiche e ai programmi a sostegno della mobilità dolce che fanno registrare un punteggio di 4 su 5 nelle statistiche dell’associazione.