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Malabrocca, la maglia nera. Un libro a fumetti per una leggenda del ciclismo

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Malabrocca

Malabrocca, un mito del ciclismo eroico. Quello dove Bartali e Coppi vincevano e si spartivano tutti i premi. Quel ciclismo dove, per raggranellare qualche soldo in più della povera paga di un gregario bisognava inventarsi qualcosa. E Luigi Malabrocca da Tortona, detto il Cinese per il taglio dei suoi occhi, qualcosa si inventò. Qualcosa che lo passò alla storia: arrivare ultimo al Giro d’Italia, indossare la tanto disprezzata (fino a quel momento) maglia nera che, però, tra premi e sponsor, valeva un sacco di soldi. Molti più di quelli che si portava a casa il sesto arrivato.

Malabrocca, ultimo con professionalità

Malabrocca, un uomo solo… al fondo è una storia a fumetti di Roberto Lauciello (ReNoir editore) che racconta un personaggio diventato leggendario. Proprio per la sua scelta di arrivare ultimo. Una scelta praticata con raziocinio e professionalità. Per arrivare in fondo e farlo nel tempo massimo stabilito dalla giuria senza essere squalificato correva con l’occhio fisso all’orologio, Anzi ai due che si portava, per sicurezza.

Tavola dopo tavola Lauciello, con un bel ritmo, ripercorre la storica rivalità con Sante Carollo, muratore veneto prestato al ciclismo che gli insidiava il prestigio della maglia nera. Perché “era una vera schiava”. A differenza sua che, se non campione era un fior di corridore: 158 gare vinte, 15 da professionista. Tra queste una Parigi-Nantes, una Coppa Agostoni, due volte il campionato italiano di ciclocross.

Quando batteva anche Coppi

Malabrocca
Malabrocca (a destra) con Coppi.

Tutto il libro si snoda attorno alla tavola della famiglia nel cui fienile Malabrocca si è rifugiato, per vincere il duello al contrario con Carollo. Davanti agli occhi e alla bocca spalancata di un bambino il Cinese racconta la sua storia, i suoi trucchi per arrivare ultimo. E in filigrana passano le figure di Bartali e di Coppi. Del Campionissimo soprattutto, con cui Malabrocca comincia a correre nel Tortonese e che il più delle volte, da giovane, finisce dietro di lui.

Una bella storia, raccontata bene, non solo per bambini. Perché il grande ciclismo e i suoi protagonisti, quelli di una volta, che incollavano alla radio milioni di italiani, è parte della nostra storia e della nostra cultura. Dal primo all’ultimo.