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Multe a chi lega le bici ai pali. Fiab Cagliari fa ricorso al Consiglio di Stato

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Palazzo Bacaredda, sede del Comune di Cagliari

“Non poter legare le bici in una città priva di rastrelliere e infrastrutture vuol dire la morte della mobilità ciclistica e questo non lo permetteremo mai. Si va al ricorso al Consiglio di Stato”. Su BC vi abbiamo già raccontato di quanto sta accadendo a Cagliari, dove nella primavera del 2023 l’associazione locale della Fiab aveva fatto ricorso al Tar contro una norma del regolamento urbano che sanziona (con multe fino a 500 euro) chi parcheggia la bici ai pali. Il messaggio è chiaro: si parcheggi soltanto nelle rastrelliere. Peccato che in città non siano così diffuse. Siamo dunque tornati a parlare con Virgilio Scanu, presidente di Fiab Cagliari, per capire come stanno andando le cose dopo che il Tar ne ha bocciato il ricorso. La prossima tappa è il ricorso al Consiglio di Stato per difendere il diritto alla mobilità ciclistica.

“Riteniamo la sentenza del Tar superficiale e insoddisfacente – commenta Scanu -. I nostri legali la stanno verificando e analizzando perché riteniamo il nostro ricorso all’articolo del regolamento prioritario e fondamentale”. Il problema sollevato dalla Fiab locale a Cagliari è che, a fronte di un numero ridotto di rastrelliere in città, punire con multe chi lega la bici a pali è una misura che finisce con il disincentivare la mobilità ciclistica.

L’amministrazione di Cagliari, guidata dal sindaco Paolo Truzzu (candidato del centro destra alle prossime elezioni regionali), ha difeso la misura per tutelare il decoro urbano. Fiab ha fatto notare che questo discorso non è stato invece fatto per le automobili, mezzi più ingombranti e responsabili di soste vietate ben più indecorose. A questo punto la federazione italiana ambiente e bicicletta ha deciso di fare ricorso al Consiglio di Stato. Su BC continueremo a seguire la vicenda, in un momento particolare per la transizione bike friendly in Italia. A modelli virtuosi, come il cantiere di Bologna città 30, resistono ancora visioni politiche che finiscono con il penalizzare gli utenti attivi della strada.