Home storie persone Ernesto Colnago, dove l’umiltà incontra il genio. Il racconto di un Maestro

Ernesto Colnago, dove l’umiltà incontra il genio. Il racconto di un Maestro

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Ernesto Colnago con Beppe Saronni, campione del mondo con la sua bicicletta e poi manager del suo team.

Ernesto Colnago. Un artigiano, un innovatore, un simbolo del Made in Italy. Capace di tirare la lima fino a ora tarda, di portare per primo il carbonio nelle bici, di realizzare un sogno e di costruirne subito un altro.

Ernesto Colnago Il Cellini della bicicletta

Ernesto ColnagoErnesto Colnago-Il Maestro e la bicicletta (66tha2nd) è la lunga conversazione con cui “il Cellini della bicicletta” come lo aveva subito etichettato Gianni Brera si racconta a Marco Pastonesi. Dalle esperienze di corridore, a quelle di apprendista prima (erano i genitori a pagare 2 chili di farina gialla alla settimana perché imparasse un mestiere) e di operaio poi, dalla officina bugigattolo cinque per cinque di Cambiago, alla moderna fabbrica di oggi dove le più sofisticate tecnologie devono sempre inchinarsi all’uomo Colnago.

Alle sue mani, al suo ingegno, alla sua visione. “Quando tutti chiudono gli occhi – scrive Pastonesi – lui, tenendoli aperti ha capito, trovato, escogitato. Gli capita spesso, a qualunque ora del giorno e della notte, tant’è vero che vive con carta (anche tovaglioli, anche menu, anche buste) e penna a portata di mano, sempre, dovunque.

Il carbonio del Drake

È una storia, quella di Ernesto Colnago, una vita, dove i nomi dei campioni di ieri come Merckx e Saronni si intrecciano con quelli di Pogacar e di van Aert oggi, per la bellezza di 46 titoli mondiali e 17 olimpici. Tutti opera sua, della sua testardaggine, genialità, umiltà.

Quel mix che fa volare alto, che spinge a osare di più, che lo porta a Maranello, alla corte di Enzo Ferrari, per strappare al Drake i segreti del carbonio. A disegnare con lui, su un tovagliolo di una trattoria per camionisti, telai, forcelle e ruote a tre razze. Di quello strano materiale, di cui nessuno parlava e che in molti guardavano sorridendo nervosi, aspettando e sperando che si spezzasse alla prima buca. Non sapendo – è il destino degli scettici, degli agnostici, dei timorosi – che avrebbe cambiato per sempre il mondo del ciclismo.