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Inquinamento Regno Unito, qualità dell’aria a livelli pre-lockdown

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Inquinamento Regno Unito
In Gran Bretagna, e a Londra in particolare, lo smart working non ha prodotto gli effetti desiderati sull'aria.

Il lockdown della scorsa primavera non è stato l’antidoto miracoloso all’inquinamento che tutti credevano. La prova è il Regno Unito, dove, una volta allentate le restrizioni, la qualità dell’aria nelle principali città è peggiorata, attestandosi ai livelli pre marzo 2020.

Inquinamento Regno Unito, non cala il biossido di azoto

Uno studio recentemente pubblicato da Centre for Cities, ente di ricerca indipendente inglese che indaga la qualità della vita urbana nel Regno Unito, ha analizzato l’andamento della qualità dell’aria prima e dopo il lockdown nelle città di medie e grandi dimensioni. Secondo lo studio, il biossido di azoto (No2) in atmosfera è in media diminuito del 38% tra marzo e aprile 2020, per poi tornare ad assestarsi ai livelli pre-lockdown in 39 dei 49 centri esaminati, nella seconda metà del 2020.
In alcune città come Barnsley, Bournemouth e Portsmouth, i livelli di No2 a settembre erano già più alti di quanto non fossero prima della chiusura primaverile.

Crescita o rispetto dell’ambiente?

L’aumento dell’inquinamento è ancor più grave, se si considera che nessuna delle aree prese in considerazione è tornata ai livelli di crescita economica del 2019.
Da una parte i livelli di No2 hanno raggiunto o superato quelli pre-pandemici in circa l’80% dei luoghi esaminati, mentre dall’altra il 98% del paese rimane soggetto a restrizioni significative. La preoccupazione degli ambientalisti è dunque che l’aria possa essere ancora più inquinata una volta che il covid sarà sconfitto e che la vita sarà tornata alla normalità.

A Londra sotto accusa l’auto privata

Da marzo, ricorda lo studio, molti comuni – tra cui Leeds, Bristol, Sheffield – hanno rinviato i loro piani di riduzione dell’inquinamento. I ricercatori ribadiscono le responsabilità della politica, ricordandole la necessità di intervenire subito con dei piani straordinari se si vogliono evitare quei 40mila morti all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico.

I dati mostrano che l’aumento dello smart working dovuto alla pandemia non ha abbattuto l’inquinamento. Emblematico è il caso di Londra: nella capitale inglese i livelli di biossido di azoto sono simili a quelli di marzo, nonostante più della metà delle persone continui a lavorare da casa.
Secondo il report non è il pendolarismo la causa della scarsa qualità dell’aria, ma l’utilizzo dell’auto privata a fini di svago. Per questo motivo, conclude lo studio, i sindaci e i leader politici devono puntare all’abbattimento delle emissioni derivanti dai veicoli privati. Ad esempio rafforzando il trasporto pubblico, incoraggiando l’uso della bicicletta o degli spostamenti a piedi, o istituendo nuove Zone a basse emissioni simili a quella londinese istituita a fine 2019.