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Palermo, la risposta delle associazioni al divieto delle bici e dei monopattini in centro

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Via Maqueda a Palermo, una delle due vie del centro in cui è vietato pedalare dopo l'entrata in vigore dell'ordinanza

La bicicletta non è il problema, ma la soluzione. Questo è, in estrema sintesi, la posizione delle associazioni e del movimento bike friendly che a Palermo da quasi un mese si oppone all’ordinanza che a metà dicembre ha introdotto il divieto di circolazione per biciclette e monopattini elettrici lungo due direttrici del centro storico di Palermo (via Maqueda e Via Vittorio Emanuele II). Domenica 14 gennaio è stata dunque convocata un’assemblea pubblica per dar modo che il dibattito democratico suggerisca possibili alternative a una misura che penalizza anzitutto chi abita nel capoluogo siciliano. Ma perché il comune guidato dal sindaco Roberto Lagalla ha adottato una decisione simile?

Secondo l’amministrazione il divieto di circolazione delle biciclette nel centro storico di Palermo è una risposta al traffico pedonale e non che negli ultimi anni è aumentato, soprattutto grazie al ritorno dei turisti dopo gli anni della pandemia. L’obiettivo è dunque, come recita l’ordinanza, “garantire l’incolumità dei pedoni e degli utenti della mobilità dolce”. Non è la prima volta che un comune italiano proibisce il passaggio delle biciclette in una parte della città e in ogni caso la ragione alla base è sempre quella della sicurezza.

Per poter passare in quelle due vie del centro storico di Palermo, dove vige il divieto di transito per le bici, i ciclisti devono scendere dal mezzo e condurlo a mano per poi risalire e riprendere la pedalata. “Il centro storico è cambiato e quindi servono nuove e più adeguate regole di comportamento civico per rispettarne la bellezza e renderlo attrattivo e sicuro”, ha detto il primo cittadino. Sulla pagina Facebook della Consulta della Bicicletta di Palermo la posizione è altrettanto chiara: “Il problema di via Maqueda non sono le biciclette, alle quali non va quindi negato l’accesso” e stando così le cose si chiede al comune “la creazione di alternativi percorsi ciclabili sicuri e protetti”.