Sensori sui mezzi pesanti, Assotir vince il ricorso: il Comune di Milano non può imporli

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    La manifestazione promossa da La città delle persone alla sede di Assotir - foto © Ansa/Davide Canella

    La settimana scorsa il Tar della Lombardia ha annullato l’atto del Comune di Milano che aveva introdotto il divieto di accesso in città per bus e camion sprovvisti dei sensori di rilevazione dell’angolo cieco. Nel 2023 una serie di collisioni mortali sulle strade milanesi, che hanno avuto per vittime pedoni e ciclisti, ha messo sotto accusa la mancanza di questi dispositivi su mezzi pesanti, dispositivi che avrebbero evitato la collisione. Il vizio è di forma, non di sostanza. Il Tar ha in sostanza detto al Comune: non hai competenze per emanare provvedimenti come questo, che riguardino l’incolumità pubblica. Limitazioni al traffico, si legge nella sentenza, possono essere istituite dai Comuni solo “per esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale”. Quando sono in gioco le vite umane, a dettar legge è il Codice della Strada. Che al momento non contempla alcun obbligo di sensori sui mezzi pesanti, e che si annuncia ancor meno bike friendly nella nuova riforma del Ddl Salvini.

    L’assessore alla Mobilità Arianna Censi ha preannunciato l’intenzione del Comune di far ricorso; e si appella nel frattempo al Governo perché acceleri un necessario provvedimento sui sensori. Le associazioni ambientaliste cittadine, raccolte sotto la piattaforma La Città delle Persone (ci sono tra le tante sigle Fiab Milano Ciclobby, Cittadini per l’Aria, Sai che puoi?, Genitori Antismog) hanno organizzato ieri, 27 novembre, una manifestazione sotto la sede milanese di Assotir. Insomma, il comune non aveva titolo per intervenire; ma questo non toglie ragioni alla sostanza delle sue richieste. Per l’introduzione del vincolo di sensori sui mezzi pesanti la UE ha già fissato la sua data, luglio 2024; ma si sa che in Italia poi si dilatano i tempi di attuazione dei regolamenti comunitari.

    Sulla strada della ragionevolezza vanno le dichiarazioni di Claudio Donati, segretario di Assotir: disponibile “a un confronto per individuare altre soluzioni al problema sicurezza, che è un problema che esiste”. Al contrario, fuori dal vaso le parole, rilanciate dalla Stampa, di Francesco Artusa, presidente di Sistema Trasporti, unito ad Assotir nel ricorso. “Chi gira in bici – secondo Artusa – non non deve sentirsi in diritto di fare qualunque cosa, di essere sempre il primo al semaforo, magari al telefono o con la musica nelle cuffie”. E poi ancora: “se proprio i ciclisti non vogliono attendere dietro un mezzo pesante agli incroci, ci mettano la massima attenzione assicurandosi di mantenere le distanze di sicurezza e le vie di fuga». Insomma, il famigerato “se la sono cercata” è dietro l’angolo. Cieco chi non coglie la gravità di questo approccio.