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Torino, i vigili multano i rider che pedalano senza luci

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Un giro di vite contro i rider di Torino, con decine di multe – 18 euro in media – ai ciclofattorini che non avevano le luci sulla bici. Sotto la Mole l’operazione dei vigili ha puntato quindi, con zelo degno di miglior causa, all’anello più debole della catena del food delivery, sanzionando diversi lavoratori che consegnano il cibo a domicilio ordinato sulle piattaforme. Il problema della sicurezza in sella è concreto, ma non riguarda solo i rider che, come dimostrano i dati, spesso sono immigrati inconsapevoli delle regole del Codice della Strada.

Oltre ai vigili, l’operazione di Torino ha coinvolto anche gli operatori della ASL che hanno controllato lo stato e la qualità del cibo trasportato dai ciclofattorini. Nel capoluogo piemontese, pochi mesi fa, il pm Vincenzo Pacileo aveva avviato un’indagine esplorativa sulla sicurezza dei rider, uno dei simboli della precarietà e della cosiddetta Gig economy, che possiamo tradurre con il termine “lavoretti”. Sull’ultimo numero di BC ne abbiamo parlato, documentando le lacune delle piattaforme su formazione e sicurezza.

Rider: ancora poca formazione

Il problema della sicurezza nel mestiere dei rider non riguarda soltanto casco, luci e biciclette spesso inadeguate, ma anche la scarsa conoscenza della lingua come ha confermato una ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano. A Torino, per colmare il vuoto lasciato dalle piattaforme si è mossa la CGIL che ha aperto la Ciclofucina dei rider, uno spazio per riparare il proprio mezzo e approfondire la questione su tutele e diritti.

Anche la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha scelto di dare il proprio contributo per venire incontro alle esigenze dei rider, attivando una partnership con Glovo, una delle aziende del food delivery dimostratasi aperta alla questione sicurezza in sella. Soci FIAB si metteranno a disposizione per lezioni pratiche sulla sul Codice della strada per quei rider che vorranno pedalare evitando multe e riducendo il rischio degli incidenti. Per ora la sperimentazione partirà da Milano, ma si sta già lavorando per replicare il modello anche in altre città.