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Boris Johnson prima di Brexit: la sua Londra ciclabile un modello europeo

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Boris Johnson
Boris Johnson, primo ministro della Gran Bretagna, è stato sindaco di Londra dal 2008 al 2016

È l’idolo di Brexit, ma per qualche anno è stato anche l’idolo dei ciclisti. Boris Johnson, da poco nuovo Primo ministro del Regno Unito, è stato sindaco di Londra dal 2008 al 2016, poche settimane prima che i sostenitori del Leave vincessero il referendum in Gran Bretagna. Nel corso dei suoi due mandati ha sostenuto il cambiamento bike friendly ancora in corso con il suo successore Sadiq Kahn. Celebri le Boris Bikes, le due ruote del bike sharing londinese ribattezzate in onore dell’allora sindaco che inaugurò il servizio nel 2010.

L’eredità bike friendly di Boris Johnson

In attesa di capire quale sarà l’eredità politica di Johnson da Primo ministro, tutti riconoscono che la sua legacy da sindaco di Londra è legata prima di tutto allo sviluppo della mobilità sostenibile e delle infrastrutture ciclabili. Come ricorda un articolo della BBC, il suo primo mandato non fu entusiasmante se si guarda alle infrastrutture bike friendly realizzate: Johnson si era limitato per lo più a tinteggiare le strade tirando delle grosse strisce blu per disegnare le ciclabili. Le cose cambiarono con il secondo mandato, nel 2012, quando iniziò il piano delle superhighway e di piste separate che hanno cambiato l’aspetto di Londra.

Boris Johnson

Una mappa di Londra dimostra la rete diffusa delle Cycle Superhighway e delle Quiteway, piste silenziose perché realizzate lontane e sicure dal traffico automobilistico.

La mappa delle Quietway e Cycle Superhighway a Londra

Non appena nominato Primo ministro, Boris Johnson ha promesso di abbassare le tasse per i contribuenti. Più o meno lo stesso che disse da sindaco di Londra («il bike sharing sarà a costo zero per i cittadini»), quando invece il debito per l’investimento sulle Boris bike fu di 226 milioni di sterline secondo  la London Assembly. Stando al Guardian ci fu anche scarsa trasparenza sull’accordo con lo sponsor del bike sharing (in origine Barclays, ora Santander). Alla fine i numeri parlano comunque di un servizio che continua a piacere: nel 2018 sono stati 10,5 milioni i viaggi in bicicletta (cifra record per la capitale).

Quando era sindaco, Boris Johnson venne definito dal Guardian come uno dei pochi politici britannici (se non l’unico) consapevole di quanto le biciclette possano cambiare le città, migliorandole. Chissà cosa avrà pensato l’allora sindaco di Londra quando, nel 2015, il collega Nigel Lawson, anche lui membro del Partito conversatore, disse che il disastro provocato dalle ciclabili a Londra era, a suo avviso, secondo soltanto alla devastazione dovuta alle bombe naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.

Boris Johnson

Sharia contro i ladri di bici

Nel 2007 Boris Johnson utilizzava già l’arma dell’iperbole per fare politica. Quando qualcuno gli rubò la bicicletta alla stazione di Euston a Londra invocò la sharia contro questi reati. Nel corso dei due mandati, Johnson ha dovuto confrontarsi anche con l’emergenza sicurezza stradale quando in soli 9 giorni, del 2013, morirono cinque ciclisti.

A Londra il numero dei ciclisti è aumentato negli ultimi anni. Anni di continuità – almeno bike friendly – con l’amministrazione di Sadiq Kahn. In alcune zone della City circolano infatti più bici che automobili nelle ore di punta. Il commissario comunale alla mobilità ciclistica di Johnson, Andrew Gilligan, nel 2016 calcolò che il 24% degli spostamenti in Central London avveniva in bicicletta. Lo stesso Gilligan è stato incaricato come consulente ai trasporti al numero 10 di Downing Street non appena Boris Johnson è diventato Primo ministro. Nella speranza che, deal o no deal, Londra e la Gran Bretagna non perdano la bussola della mobilità dolce.