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Ciclabili d’emergenza, da Berlino a Bogotà si prepara la Fase 2. Una proposta per Roma

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Una ciclabile d'emergenza fresca di vernice a Berlino © Jaroslaw Goralczyk/Wikimedia Commons

Ciclabili d’emergenza: a Berlino, pronti e via, le hanno già realizzate al volo in vari punti nevralgici della città. Ma sono tante, nel mondo, le città che già si sono concretamente attivate, a leggere l’interessante quadro proposto dal quotidiano The Guardian. Ciclabili pensate per garantire una rete sicura agli spostamenti delle persone una volta avviata la cosiddetta Fase 2 senza far ripiombare le città nel caos del traffico a motore. La pandemia di coronavirus non sarà debellata presto, motivo per cui sindaci e amministratori stanno già lavorando per riconvertire chilometri di strade in piste dedicate a biciclette e monopattini. Le misure per ridurre il contagio sui mezzi pubblici – a Milano, per esempio, si ipotizza di far salire a bordo soltanto in presenza di posti liberi a sedere – potrebbero portare molte persone verso la mobilità ciclistica. Un modo sicuro di spostarsi che garantisce, tra l’altro, il distanziamento sociale richiesto dal virus.

Ciclabili d’emergenza: un giro del mondo

Ciclabile d’emergenza a Bogotà

In questa carrellata sulle ciclabili d’emergenza si distinguono gli Stati Uniti, il paese con più contagi e morti al mondo, dove le città hanno chiuso chilometri di strada alle auto. A Denver, capitale dello Stato del Colorado, le autorità hanno introdotto piste ciclabili d’emergenza nella viabilità attorno al Lago Sloan; Oakland ha annunciato che chiuderà alle auto il 10% delle strade urbane (pari a 120 km). Restando oltreoceano, a Bogotà, in Colombia, sono bastati coni e segnaletica per attivare 35 km di ciclabili d’emergenza, utilizzati immediatamente da un gran numero di commuter urbani. Uno dei piani più ambiziosi è poi quello di Città del Messico dove, a fine marzo, il sindaco ha annunciato l’intenzione di realizzare una rete di 130 km di ciclabili d’emergenza.

Ma il cambiamento d’abitudini attraversa anche l’Europa, dove capitali chiuse al traffico valgono come occasione per ripensare a un modo diverso e più sicuro di spostarsi. Abbiamo detto di Berlino. A Budapest l’amministrazione sta mettendo a punto un piano per realizzare ciclabili d’emergenza. Il Guardian, nel suo reportage, si rammarica che nelle città inglesi, a partire da Londra, progetti simili facciano fatica ad emergere.

Una proposta per Roma

Ciclabile sulla Nomentana
Un progetto di ciclabile sulla Nomentana a Roma

E in Italia? Se davvero dopo domenica 3 maggio il governo sceglierà di allentare la stretta sugli spostamenti e avviare la Fase 2, allora le ciclabili d’emergenza potrebbero servire a mantenere quel distanziamento sociale che diventerebbe obbligatorio nei mesi a venire.

L’idea è stata appoggiata anche da Enrico Stefàno, consigliere comunale a Roma per il Movimento Cinque Stelle e Presidente della III Commissione Mobilità. «Se nei prossimi mesi vorremo spostarci in maniera più sicura, efficace e sostenibile – ha spiegato Stefàno – altro che abolizione della ZTL, forse dovremmo pensare seriamente di estenderla. Così come tutte le misure volte a disincentivare l’utilizzo del mezzo privato».

Sempre a Roma si è mossa FIAB Roma Ruotalibera inviando, assieme all’associazione Salvaiciclisti Roma, una lettera al Campidoglio proponendo misure urgenti. Oltre a una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della mobilità ciclistica nei prossimi mesi e l’estensione delle zone 30, le due associazioni fanno riferimento alla «realizzazione di bike lane anche attraverso l’utilizzo di dispositivi di sicurezza modulare, quali ad esempio barriere jersey, che delimitino e restringano anche provvisoriamente le carreggiate stradali». Obiettivo è coprire con interventi minimi tutte quelle direttrici utilizzate dai ciclisti della Capitale, come l’asse Tuscolana-Nomentana (10 km) e l’asse Nomentana-Ostiense (6,5 km).