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Cina e bici: sono 30 milioni quelle abbandonate da smaltire

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Cina e bici
Un deposito di biciclette da smaltire, fuori Pechino. Il riciclo del loro materiale ha generato una nuova economia.

Cina e bici, un rapporto altalenante. Quello che era stato il popolo che, nell’immagine collettiva, più si associava alla bicicletta, si divide oggi tra grandi abbracci e grandi abbandoni, tanto intensi quanto imprevedibili. Lo testimoniano i depositi e le pile di bici rotte e abbandonate che hanno oramai invaso le principali metropoli cinesi. Sono quelle usurate delle compagnie di bike-sharing fallite negli ultimi anni. Una cifra enorme che oscilla tra i venticinque e i trenta milioni di biciclette che attendono di essere smaltite.

Cina e bici, ascesa e declino del bike sharing

Il bike sharing in Cina ha visto un boom alla fine del 2014 (anche in Italia il servizio è sempre più apprezzato e condiviso), quando cinque membri del club ciclistico dell’Università di Pechino hanno innestato l’idea di noleggiare biciclette nell’onnipresente economia di Internet basata sugli smartphone. Ofo – il logo ricorda un ciclista su una bici- è nato da quell’idea, diventando il primo a lasciare che i pendolari potessero noleggiare una corsa per un minimo di 1 yuan (poco più di 10 centesimi di euro) con la libertà di prenderla o lasciarla ovunque, aiutato dalla comodità di un’app per smartphone.

L’idea è decollata rapidamente, arrivando tre anni fa a generare 70 società, ridotte oggi a tre dopo gli assestamenti del mercato. Da qui la quantità enorme di biciclette da rottamare: nel 2017, ad esempio, a Pechino erano più di 2,4 milioni quelle a disposizione degli utenti ridotte oggi a 850mila. Il risultato finale sono enormi “cimiteri di bici” che arrugginiscono ai margini delle grandi città. 

Una realtà che però è capace di generare nuova economia che si basa sullo smaltimento e sul riciclaggio dei rottami. Dai telai si ricava acciaio e alluminio immediatamente fuso e riutilizzato, le gomme diventano pavimentazioni soffici per i parchi giochi dei bambini. Per ogni rottame un riciclatore paga dai 2 ai 4 euro, ottenendo alla fine circa sei.

Cina e bici, come sono fallite le compagnie del bike sharing?

Un’inesorabile guerra dei prezzi al ribasso sui canoni di affitto ha prosciugato le risorse delle compagnie cinesi che operavano nel settore del bike sharing, riducendole sul lastrico. Bluegogo con sede a Tianjin, la terza più grande società di bike sharing, è fallita nel novembre 2017. Questo avvenimento ha dato luogo allo scoppio della bolla cinese del bike sharing. Una ad una, le società di bike sharing hanno chiuso o sono state rilevate. Meituan-Dianping, il gigante da asporto, ha acquistato Mobike nel 2018 per 2,7 miliardi di dollari e gestisce ancora l’attività di bike sharing con il marchio Meituan Bike. Hellobike, sostenuta dal proprietario di questo giornale, Alibaba Group Holding, opera ancora dalla sua sede nella capitale della provincia dello Zhejiang, Hangzhou. Ofo, che ha aperto la strada e ha ricevuto gli investimenti di Alibaba, gestisce ancora una flotta, molto minore rispetto all’expolit di tre anni fa, facendo perno soprattutto sull’e-commerce.