Home mobilità città Conoscete i cuscini berlinesi? Anche Bologna li testa per moderare il traffico

Conoscete i cuscini berlinesi? Anche Bologna li testa per moderare il traffico

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A differenza dei rallentatori orizzontali, i cuscini berlinesi sono elementi rettangolari che occupano la parte centrale della carreggiata e costringono soltanto le auto a rallentare, mentre sono calibrati in larghezza in modo da non toccare mezzi più grandi come quelli del trasporto pubblico. A Bologna l’amministrazione ha deciso di installarne alcuni in diverse parti della città. «Con questo esperimento speriamo di aumentare la sicurezza in strada, rallentando coloro che di solito sfrecciano in centro mettendo in pericolo i cittadini più fragili come i ciclisti», ha spiegato il sindaco Matteo Lepore. Di dossi simili, non frequenti in Italia, vi abbiamo già parlato nel 2019, quando a Torino la giunta aveva avviato la sperimentazione all’interno delle zone 30, ovvero là dove le auto devono rallentare ancora di più rispetto ai consueti limiti urbani.

A Bologna i test dei cuscini berlinesi dureranno un anno come si legge sulla stampa locale. Il comune ne ha stabilito l’installazione in via Nosadella, in via del Fossato e in via Orfeo. In questi mesi i dossi dimostreranno la propria utilità nel traffico. Nel corso degli ultimi anni, dopo il primo caso a Torino, anche altre città come Roma e Bari hanno avviato percorsi per valutarne l’introduzione in strada. Secondo gli esperti, i cuscini berlinesi come quelli installati a Bologna sono utili soprattutto nelle zone dove è necessaria un’ulteriore moderazione del traffico a motore: ci riferiamo, per esempio, alle vie vicine alle scuole.

Enrico Chiarini, il responsabile del Centro Studi FIAB ha commentato così la novità: «Va sempre distinto lo strumento dall’obiettivo: in questo caso l’obiettivo è la moderazione del traffico nelle zone 30. Si tratta di uno degli strumenti a disposizione, proprio come quello delle corsie ciclabili. Per i cuscini berlinesi parliamo poi di elementi sperimentali, noti soprattutto per esperienze estere e non ancora pienamente riconosciuti dal punto di vista normativo. In Italia, purtroppo, abbiamo un gap culturale e bisogna ricorrere a strumenti simili per far sì che gli utenti riducano la velocità».