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Obesità e diabete, il rischio cala nelle città che incentivano bici e mobilità attiva

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Stando a una ricerca condotta da Gillian Booth dalla University of Toronto ci sarebbe una correlazione tra tassi di obesità e diabete più bassi e la presenza di aree pedonali, di piste ciclabili e di infrastrutture in generale che favoriscono la mobilità attiva. L’analisi canadese prende in esame oltre 170 studi in materia. Emergono dati interessanti, per quanto non sorprendenti dal momento che l’attività fisica è da sempre ritenuta tra le principali risorse per la prevenzione di malattie. Da una ricerca su oltre 30mila cittadini, si nota che la percentuale di persone obese è al 43% nelle zone pedonali, mentre nelle aree dove prevale lo spostamento in macchina il dato sale al 53%.

In Gran Bretagna, per esempio, vi abbiamo testimoniato l’impegno del primo ministro, Boris Johnson, nel chiedere a tutta la cittadinanza di contrastare l’obesità e le malattie dovute a una scarsa attività fisica pedalando di più, ogni giorno. Tornando ai dati pubblicati su NewScientist, è la stessa ricercatrice Booth a trarre una conclusione netta: «Le persone sono più attive se possono, se hanno più infrastrutture vicino a loro. Se hai queste opzioni disponibili, è più probabile che tu sia fisicamente attivo».

In passato su BC vi abbiamo anche documentato di ricerche secondo cui i ciclisti sarebbe sei volte più sani di automobilisti e pedoni. Ritornando ai numeri raccolti dalla University of Toronto, si è citato anche uno studio condotto su oltre 1 milione di analisi del sangue: chi vive in aree dove l’amministrazione comunale non ha investito sulla mobilità attiva ha il 20% delle probabilità in più di sviluppare il diabete.

I dati aggiornati in UK riferiscono che il 10% della spesa sanitaria è indirizzata alla cura del diabete. Inoltre un adulto su quattro è obeso Oltremanica e questo significa che, entro il 2050, verranno destinati quasi 10 miliardi di sterline all’anno per venire incontro a questa grave condizione di salute pubblica.